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Pond: Neon River
La magia delle assolate estati mai vissute

Tra psichedelia folkerosa e glam rock indie scorre un fiume di fluoro.

I Pond dall’Australia presentano un mostriciattolo ibrido davvero tenero e seducente. Neon River comincia infatti come una specie di rivisitazione flashatissima di Linda Perhacs e il suo immenso Parallelograms e poi esplode in un ritornello, coadiuvato dalle immagini del videoclip in drastico cambiamento di look e attitudine, più vicino a Beck e Supergrass.

Il gruppo ha una storia particolare: nasce nel 2008 e diventa un viavai di musicisti più o meno celebri e ispirati (Tame Impala), con un pugno di elementi fissi a spartire il traffico creativo e indirizzare il flusso sonoro in dischi assolutamente da riscoprire, se non avete mai provato questa strana creatura.

Il fragore glam rock del refrain collassa sulla linea melodica iniziale, così malinconicamente estiva, sgretolante come un tramonto prima di salutarci per sempre. Neon River non è un pasticcio su scala di un paio d’epoche musicali, appiccicate insieme dal visionario gusto di un infante, è un moto divino che attraversa quattro decenni di rock e che ci scivola tra le dita, come sabbia del deserto culturale che abbiamo intorno.

Pond 

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