Norvegians do it better?
A volte quello di cui si ha bisogno è uno schiaffo. Di quelli schietti, sinceri, umani. Di quelli dati da un amico per svegliarci dal torpore.
E allora – in mezzo a questa ondata (invero interessantissima, seppur alla lunga ripetitiva per certi aspetti) di post black metal – ci pensano i Jordsjuk a rimettere le cose al loro posto.
Il neonato gruppo formato da membri di band minori come Koldbrann, Djevel, Urgehal e Nordjevel ci spara in faccia due minuti e tre quarti di black primordiale, grezzo, sanguinante e senza fronzoli, che fa della ferocia ignorante il suo punto di forza. Impossibile per gli amanti del genere non farsi incatenare dal groove assassino, schiacciare dai mid tempo e cantare (per chi conosce il norvegese, ovviamente) di morte, distruzione e disperazione come se non vi fosse un domani, sempre che ci sia.
Cosa possono portare dunque i Jordsjuk alla musica estrema in questo 2024? Nulla, mica sono degli innovatori come Zeal & Ardor, per diamine: qui si sta semplicemente riproponendo uno schema che per coloro che portano la fiamma oscura dentro è ben noto. Ciò non toglie che una sana dose di grezzume non si rifiuta mai, soprattutto se fatta bene e se convincente come in questo caso. Per chi ha amato le prime cose dei Carpathian Forest e altre splendide amenità simili, qui c'è pane per i propri denti. Nero, ovviamente.