Il momento di lasciarsi andare.
È tornata! Beth Gibbons, da solista, sovrappone il proprio viso sgranato a immagini naturali e psichedeliche, mentre lascia che la sua voce si arrampichi come un gatto sopra a un fuso sulla musica che gli strumenti le forniscono. C’è un leggero incedere fantastico in questa canzone, in questo galleggiare sul momento che trascende sia i Portishead che l’esperienza con Rustin Man. È una Beth Gibbons in qualche modo ancor più personale, dalla quale veniamo sorpresi nonostante siano anni che ci accompagna tramite la sua splendida voce.
Brevi rintocchi, cori in lontananza e controcanti acuti di bimbe ci lasciano la sensazione che quanto stiamo ascoltando sia un’esperienza puramente onirica, lontana da una qualsiasi realtà. Fluttua Beth, fluttua su un sentiero che è ornata da luci e gioie, con la leggerezza nell’animo di chi sa che l’esperienza è più importante del suo risultato e occorre viverla senza freni. Gli abbellimenti che sembra si incollino man mano al brano sono sicuramente premi a questo coraggio, ornamenti che trasformano un pezzo folk in una visione nuova, colorata e misteriosa.
«Ci ricorda solo che tutto ciò che abbiamo è qui e ora (tutti vanno da nessuna parte, da nessuna parte)» canta Beth: quindi pensare al suo passato, a tutto quanto sia successo, guardarsi indietro e basta è quantomeno sconveniente. Umano, certo, legittimo, ma non ci aiuta a vedere sotto una nuova luce una grandissima artista che da più di tre decenni colora le nostre vite, i nostri giorni e le nostre notti.
Limitiamoci a ondeggiare, a danzare e a cantare, a viaggiare in questo bosco incantato. Quando verrà maggio e con lui il nuovo album, capiremo di cosa innamorarci sul serio.