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Subsonica: Mattino di luce
Ciao, sono Samuel e non riesco a smettere di portare il cappello
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Ballare con le lacrime negli occhi.

Un ritmo danzereccio da singolazzo aperitivale, uno sfarfallio di tastiere, versi minimali e si parte verso le consuete rimirate stelle. I Subsonica e il loro stile inconfondibile vanno praticamente a segno come il noioso riconfermarsi di un geniale rigorista. Abbiamo finito per non sorprenderci nemmeno più. Mattino di luce è un brano che sale come un'alba spietata e riversa, dalle fessure di una serranda malamente abbassata, una dolcezza materna sulle pudende oniriche di una notte trascorsa a sudare e a pensare cose sbagliate.

Quattro quarti, il mood anni Novanta d'autore riletto in chiave post-autoriale e – come sempre – gocce di disperazione. Una voce che ti propone, ti stimola a ricordare un fallimento famigliare: si rivolge a te, seconda persona, non puoi scappare. La chitarra di Max Casacci si aggiunge allo spiralesco crescendo, prima che il ritornello canterino sbrocchi sugli accordi stranianti un saliscendi minore/maggiore anni Duemila di classe.

Nell'avanzamento delle decadi musicali, i Subsonica falcano il tempo discografico fino al presente di un giorno freddo, torinese, con le imprecazioni che diventano singhiozzanti nubi di vapore. Un collasso di luce e un giorno di pace che forse arriverà, ma sarà una quiete che sgattaiola fuori dai pensieri, sulla traiettoria di una stella morta da un pezzo.

subsonica 

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