Un mad doctor con i baffi, cucinando ossobuco, tra maranza ed escort.
Simba La Rue – alter ego del rapper italo tunisino Mohamed Lamine Saida – presenta alla famiglia e al quartiere tutto il proprio debutto.
Rapper elegante e personale, costruisce ambienti claustrofobici e drogati, calcando la mano su ambientazioni virtuali come un novello Neo. Su questi scenari, le rime di Simba scivolano su ogni superficie e riescono a colpire a fondo. Differente da qualsiasi altro, è un ulteriore esempio di una scena che riesce a esprimersi in maniera continua e che – pur crescendo insieme a un Baby Gang (per esempio) – riesce a essere altro e a giocare su un campo delineato e bizzarro.
C'è del sano cyberpunk, quello strano nell'angolo a smanettare, con il topo che gli esce dal collo e lo sguardo schizzato. Maurizio Costanzo aveva la camicia, Mohamed ha un uzi con il quale spara globi colorati tra il fumo rendendoci incomprensibile percorso, meta e partenza, lasciandoci solo un'atmosfera nebulosa, barre e codici binari verdastri ovunque.
Sono nel Tunnel… ci vedremo fuori, ma ora mi fermo ancora un po': è bello e ci sono le lucine che mi piacciono tanto!