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Una volta alla settimana compiliamo una playlist di tracce che (secondo noi) vale davvero la pena sentire, scelte tra tutte le novità in uscita.

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... Tutte le tracce che abbiamo recensito dal 2016 ad oggi. Buon ascolto.

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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.

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P.O.D. (feat. Tatiana Shmayluk): Afraid To Die
Diamo un tocco di colore al bollito lesso

P.O.D. (feat. Tatiana Shmayluk)
Afraid To Die

Quel che resta del nu metal dei primi 2000 in combutta con la nuova dea del crossover.

I featuring sono in genere operazioni commerciali architettate da manager ed etichette per avvicinare il pubblico di una band a quello dell’altra e si spera, viceversa. Sono utili, di solito, e permettono di raggiungere vari scopi. Per esempio, rivitalizzare qualche vecchia cariatide o permettere a un gruppo giovane e un po’ bistrattato dal pubblico più smaliziato, di guadagnare prestigio. I Måneskin e Tom Morello sono il chiaro esempio di una combutta creata a tavolino e del tutto fallita, i P.O.D. e la dea Tatiana dei Jinjer non smuoverà chissà quali folle, ma di sicuro è una congiunzione più ragionevole che crea un ponte suggestivo tra gli scampoli di un genere ormai defunto e la sua stessa reincarnazione post che, soprattutto in Europa, sta offrendo i segnali più decisi e incoraggianti.

Al di là delle manovre che sono dietro tutto quello che il music business, sopra un certo livello economico, pasticcia e architetta, ciò che conta davvero è sempre la musica. Non ci lamenteremmo del feat. ridicolo della band italiana con l’ex RATM, se il brano non fosse innocuo e insignificante. Così come non ci soffermiamo troppo sulle reali dinamiche collaborative tra gli ormai vecchi e bolliti P.O.D. e la ninfa arrembante del nu nu metal Shmayluk, perché il brano in sé è fico e funziona alla grande.

A dirla tutta, l’inizio non è dei più promettenti. Nel 2002, se un gruppo si fosse presentato con un incipit così piattone, sarebbe finito nel tubo dello scarico di Rock TV ancora prima di raggiungere il minuto, ma oggi coglie alla sprovvista e suscita un senso di nostalgia (canaglia). Giusto il tempo di tergiversare nei ricordi di un passaggio millenario che qualcuno ancora definirebbe recente, per rimanere fregati da un ritornello pieno, gaio e ficcante. Trovarsi in macchina con i finestrini abbassati e la musica a tutto volume dicendo sì e sì a qualche vecchietta che attende lo scatto del semaforo verde, è un secondo. E quella vecchietta non dovrebbe fidarsi ad attraversare. Afraid to Da-i-a-i-ai!

P.O.D. Tatiana Shmayluk 

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