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Fra tradizione e modernità, trainati da un battito sotterraneo che è quello del mondo.

In Jevâ c’è un albero che viene alzato, innesto rituale e romboide al quale viene dato fuoco, mentre alla musica ancora si sposano le parole in friulano nell’accezione carnica, misteriosa, selvatica e potente. Poi le grattugie di chitarra, le percussioni che danno un continuum tribale ed ematico all’intero brano, capace di trasportarci in un tempo alieno, restio al processo di omologazione, ma comunque influenzato dalla modernità e dalla digitalizzazione.

La tensione e l’equilibrio sul quale questo brano e l’intero disco si poggiano sono la forza di Massimo Silverio, capace di accarezzarci con voce poetica e suadente e sorprenderci con stacchi e ritmiche aspre.

Il rito al quale abbiamo appena assistito è la Femenate, che viene bruciata ogni anno per avere buoni frutti al prossimo raccolto, purificando le ceneri della negatività e della sfortuna passata.

Seguiamolo e facciamoci infestare dalla sua storia.

massimo silverio 

A proposito:

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