Cosa fare in una cripta di sabato sera.
I Lucifer sono tra i pochi sopravvissuti al mappazzone occult rock colato fuori dalla grossa marmitta dell'underground, l'indomani del successo del primo album dei Ghost. All'inizio degli anni Dieci del nuovo millennio, sono spuntate band anche molto valide con una front-girl che sembrava uscita da un film della Hammer e un mix musicale di vecchio rock, messe nere e pulp culture. Peccato sia tutto finito, ormai.
Ma non per i Lucifer, divenuti la domestica alcova creativa di Nicke Andersson (Entombed, The Hellacopter) e la notevole Johanna Sadonis, ex comprimaria del duo rivelazione The Oath, e ormai coniuge inveterata del batterista svedese più geniale e incostante di tutto il death roll. Il cammino dei due sta progressivamente distanziandosi dal contesto esoterico-erotico-metallico, per una rassettata sempre più insistita intorno al furbesco nostalgic rock.
Slow Dance in a Crypt, al di là del titolo alla Autopsy/Rob Zombie è un gran bel lento ballabile sotto una pioggiolina leggera di sangue di maiale. Ricorda un po'lo stile poderoso e da romantico discount dei mitici Grand Funk Railroad, quando avevano la botta depressiva, ma fa pensare soprattutto a una delle più grandi e purtroppo defunte occult band dell'ultimo decennio: i Devil's Blood, che Satana li abbia in sotterranea gloria.