Romeo’s Distress(ed).
Le lamentazioni su quanto la scena musicale italiana sia povera di guizzi sono ormai all'ordine del giorno. E spesso, troppo spesso accompagnate da paragoni fuori luogo, tipo che «la PFM sì che era rock, altro che i Måneskin!». Come dire che la Lambretta era meglio del monopattino elettrico: davvero, che c'entra? Sono usi, destinazioni e soprattutto epoche diverse.
Inoltre l'Italia cosiddetta rock è sempre stata fervente, ma nell'underground. I pochi casi in cui le band cominciavano a riempire posti come i palazzetti solitamente coincidevano con una graduale perdita qualitativa e/o di spessore artistico. Cercare oggi la qualità nel mainstream è quasi identico a farlo trent'anni fa: porta a ben poco. Bisogna – oggi come allora – scavare nei club e sporcarsi le orecchie.
Alfieri del gothic rock più imparentato con il punk, i bolognesi Horror Vacui continuano per la loro strada e, dopo anni di attività sui palchi di mezzo mondo, non sembrano perdere un grammo del loro impatto. Gli ingredienti ci sono tutti: ritmica tribale, chorus e flanger predominanti, ritornello epico e ballabilità a iosa. La voce cavernosa ed evocativa di Koppa con gli anni ha magari perso in abrasività, ma ha sicuramente guadagnato chili di espressività, rendendo ancora più essenziale la sua interpretazione che regala al pezzo una profondità unica. Gli intrecci delle due chitarre di Lucretia (Vespertina) e Vasu (dei Riviera) sono ben sostenute dalla sezione ritmica assassina di Marzia (passata ormai dalla chitarra alla batteria, già a capo del progetto Marthe) e Thomas.
Per qualcuno sarà deathrock, per qualcun altro dark-punk. Per tutti gli altri invece una nuova, ennesima conferma del valore di questa band.