Un ottimo esempio di melodia, potenza ed epica esistenziale.
La mente non cancella nulla, registra tutto e mette via. Poi siamo noi ad aver bisogno di una buona canna da pesca e di grande coraggio per tirar su i nostri ricordi, belli o brutti, utili o apparentemente insensati e usarli come guida per sopravvivere in questa dimensione spaziotemporalesca. Talvolta dal mare della coscienza vengono su dei veri e propri mostri che si mangiano non solo l'esca con tutto il verme, ma anche l'intera canna e il braccio che la tiene. Allora scegliamo di non ricordare più nulla, ci limitiamo a fare da involucri per tutto ciò che riesce a riversarsi dentro di noi. A seconda delle culture questo può essere un bene o un male. Nel caso dei Doom Generator, la mente che cancella non è vista come la soluzione di tutto, ma come una disperata forma di difesa dal male che alberga in noi stessi.
Il brano, se vogliamo andare più sul tecnico, interpreta il doom del nome nella sua accezione più ampia, melodica ed emotivamente incalzante. Non vengono in mente i Black Sabbath o i Trouble, ma la Black Label Society e un po'di Slash / Myles Kennedy. Ed è un bene, perché in questo versante si punta ancora sulla forma canzone e non ci si fossilizza in vecchi riff scippati a Iommi e dilatati fino a svuotare l'entusiasmo dei più.
Eraserhead trascina l'ascoltatore dalla galleria di nubi dense e gravi in cui è sperso, in una selva di ganzeria energizzata, che poi è il vero scopo del rock and roll: pompare i cuori e spingere la mente oltre le coltri pese e umidose della sconfitta e della tetraggine. Se i sogni generano mostri, questo doom produce i giusti veleni con cui riempir loro le bocche affamate.