Mai dare per scontate le menti migliori della Norvegia estrema.
Fa riflettere come alcune delle realtà più versatili, longeve e ispirate di tutto il panorama metallaro siano trattate quasi con scontatezza. I Borknagar sono stati un ricchissimo progetto per decenni, al quale hanno preso parte alcuni dei personaggi più rispettati della scena estrema norvegese. Dal meraviglioso Winter Thrice, uscito nel 2016 e che vedeva la presenza di tre cantanti straordinari (Rygg degli Ulver, Vintersorg e ICS Vortex), passando per il notevole True North, fino al nuovo album in uscita, Fall (previsto per la fine di febbraio 2024), i Borknagar sono diventati una vera band, che respira, soffre e si batte assieme a noi, realizzando musica di altissima qualità.
Summits ne è un gran bell'esempio. La prima parte, una sciarada cruenta e scorticante come una gelida tempesta invernale, si placa verso la metà, allargando la cotta di maglia sotto l'armatura insanguinata, per attrarci in un tunnel di visceri silvani degni degli itinerari progressivi di metà anni Settanta.
Il ritorno discografico di una band del genere è tra le più liete notizie per il mondo metal di questo 2024. Riceveranno voti alti e tributi come quello che sto scrivendo io ora, ma nell'indifferenza e nell'indolenza di uno scenario pigro e annichilito dalle troppe pubblicazioni, mentre il metallaro medio si limiterà a osservare lo splendore incendiario di un tramonto come questo e di commentarlo con uno sbadiglio, prima di chiudere la finestra e tornare davanti allo schermo del fottuto PC in cerca di un altro clone dei Mercyful Fate o dei Cathedral e gridare al miracolo.