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Anja Huwe: Rabenschwarz
La bellezza non ha età

Feuer, Feuer, ohhh! Ovvero ritorno nell’Incubus Succubus.

Viviamo in un mondo alla rovescia. Ma davvero. Dopo più di trent’anni di silenzio, Anja Huwe torna sul mercato discografico, annunciando una serie di ristampe delle sue Xmal Deutschland e un nuovo, freschissimo disco solista: la prima musica inedita dopo 35 anni. Ebbene, il popolo nerovestito – attempato e non – ha esultato (come era prevedibile) mandando in tilt bacheche e social, ma soffermandosi più sui colori dei vinili della raccolta dei singoli anni ‘80 piuttosto che sul ritorno in musica di Anja.

Ed è un vero peccato. Soprattutto quando dietro al banco mixer troviamo personcine come Mona Mur e al mastering (quanto poco si parla – o lo si fa a vanvera – di questa vera e propria arte magica del suono?) Jon Caffery, già noto per il suo lavoro con Joy Division ed Einstürzende Neubauten.

Lei, la voce femminile della Deutsche Welle, talmente unica e iconica da dare fastidio a una certa Siouxsie che (per gelosia? Invidia? Primadonnismo? Stronzaggine?) non l’aveva voluta nella stessa scuderia quando la PolyGram, fiutato il potenziale della band, voleva offrirle un contratto mica male.

Proprio lei, quella che ormai pensavamo non potessimo più sentire, si è presa questa piccola e involontaria rivincita morale. Perché se l’album sarà sullo stesso livello qualitativo ed espressivo di questa Rabenschwarz, la Susanna farebbe meglio a tirarsi su le maniche visto che è da secoli che non convince così. Post-punk senza fronzoli di chiara matrice tedesca – giusto aggiornato da una ritmica elettronica –, ballabile, tribale, ipnotico, irresistibile.

La ciliegina sulla torta è la partecipazione al disco di Manuela Rickers, che delle Xmal fu l’abrasiva chitarrista. Se una reunion non ci sarà mai, riuscire a sentirle insieme è quanto più vicino al paradiso si possa desiderare. Un inaspettato e micidiale colpo di classe, come solo le vecchie leonesse sanno fare.

Anja Huwe Manuela Rickers Xmal Deutschland 

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