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Una volta alla settimana compiliamo una playlist di tracce che (secondo noi) vale davvero la pena sentire, scelte tra tutte le novità in uscita.

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... Tutte le tracce che abbiamo recensito dal 2016 ad oggi. Buon ascolto.

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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.

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Roxenne: Pyroxene
Mi piace l’odore del pirosseno al mattino!

Evasioni oniriche per affrontare la realtà.

È dura la vita, sul pianeta XYZ2O6, soprattutto se ti ci ritrovi così – de botto, senza senso – mezza rincoglionita dopo un incidente interstellare, probabilmente causato da un cargo targato “BRLLN17” che viaggiava contromano sulla rotta per casa di Dio. D’altronde, Brillon è tuttora l’unica sezione della confederazione galattica in cui è permesso mettersi alla guida completamente ubriachi (anzi, nelle scuole guida di lassù lo consigliano, come pratica rilassante o quantomeno scaramantica) e, finché ai piani alti non prenderanno provvedimenti in questo senso, il cosmo continuerà a presentarsi come una grande strage del sabato sera siderale: tempeste di detriti, bicchieri di plastica, cannucce e fettine di lime avariato a gravità zero. Ma è inutile far polemica ora, qua la priorità è sopravvivere e l’unica cosa che riesci a recuperare per tirarti un po’ su è una fialetta con dentro un liquido sconosciuto dal colore indubbiamente accattivante (un verde fluo d’altri tempi) ma piuttosto sospetto. Roccia magmatica fusa dalla collisione? Colluttorio avanzato dall’ultima igiene orale? Mojito scaduto? Vai a sapere. Nel dubbio, la bevi, che l’idratazione prima di tutto. Ti guardi intorno e – oltre ai rottami della tua utilitaria (il corrispettivo di una Hyundai Atos per viaggi spazio-temporali) – vedi solo sterpi, dune, pozzanghere e una roba che assomiglia a un formicaio gigante. Potrebbe essere una di quelle stelle spente della nebulosa di Cronoe dove l’esercito astrale manda le matricole più indisciplinate a farsi le ossa, o una sperduta regione del Messico ancora abitata da una poco nota popolazione precolombiana, ma anche l’entroterra subito dietro Porto Garibaldi, dalle parti di Comacchio, fuori stagione. Ti scopri vestita con una mise che avrebbe potuto sfoggiare David Bowie se lo avessero scritturato per Star Trek (quello del ‘66) e maledici il tuo personal shopper. Nella confusione dovuta alla commozione cerebrale ti torna alla mente il consiglio del tuo analista zypsoniano (Zypso è un pianetino della galassia di Zorn dove ci sono solo balere e discoteche, per decreto federale): «balla che ti passa». E lo prendi alla lettera, accompagnata dai tuoi demoni vestiti solo di bodypaint, che alla fine proveranno a risolvere il tutto donandoti uno scacciaspiriti futurista.

Io me lo sono immaginata così, lo spin-off di Pyroxene, e chiedo perdono per la mia sfacciataggine, ma d’altra parte le fascinazioni sci-fi vintage di Roxenne sono irresistibili e contagiose almeno quanto le armonie ipnotiche che riesce a creare per accompagnarle: un invito in codice a seguirla nelle sue esperienze più intime, a osservarla come da un oblò distorto in fisheye, da una lente allucinatoria e allucinata, con lo scopo – non ultimo – di aiutarla a esorcizzare le sue paure in una catarsi psichedelica, fatta di melodie lussureggianti che carezzano ricordi dolorosi. La voce gioca con echi di Beth Gibbons, sensualità da Lana Del Rey e vulnerabili (in)sicurezze che rimandano a Fiona Apple. Il resto è una fusione ben a fuoco che teletrasporta i Black Angels nelle orbite dei Tame Impala, i Band of Skulls sui tappeti onirici dei Dead Meadow.

Al secolo Rebecca Magri, originaria di Parma, piccolo sasso fluttuante ai confini della costellazione Emiliano-Paranoica. In tasca svariate collaborazioni con gente di un certo livello (Boris Williams, Jem Tayle, Cristiano Godano, Roberto Dellera), oggi in solitaria con il suo primo lavoro sulla media distanza. E dico “media” solo perché si tratta di un EP. La maturità compositiva che si intravede, infatti, già la proietta anni luce avanti, verso l’inifinito e oltre.

Roxenne Rebecca Magri 

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