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Queensrÿche: Nocturnal Light
I Queensrÿche nel multiverso

Perdere pezzi (grossi) come se nulla fosse.

Ai tempi di Empire sarebbe stato impossibile credere a uno scenario simile: i Queensrÿche – la band capace di convincere il mondo che il metal poteva essere “anche” intellettuale e non solo istintivo, lubrico e primordiale – che proseguono il proprio cammino senza i loro due principali compositori e portavoce, Geoff Tate e Chris DeGarmo. E invece il secondo si è defilato dal gruppo, con sorpresa di tutti, pochi anni dopo il successo commerciale maggiore della band, l’altro ha tenuto stretto il timone fino a divenire despota assoluto di un equipaggio che, dopo diversi anni, si è ammutinato a colpi di avvocati e di sputi.

Il nuovo corso dei Queensrÿche compie dieci anni. Dopo quattro dischi gestiti dai veterani Michael Wilton ed Eddie Jackson e un frontman (Todd La Torre) che – se chiudiamo gli occhi – sembra il Tate degli anni ‘80 sputato, il gruppo ha mantenuto un livello qualitativo generale indiscutibile. Certo, in gran parte, i brani di questi ultimi album disconoscono fino quasi a ripudiarlo il percorso intrapreso dalla band nei vent’anni precedenti – tra alternative e pop rock adulto – ma il metallo progressivo classico che i Rÿche hanno contribuito a inventare, anche se praticato dai soli due quinti della matrice originaria, resta di un livello superiore rispetto a molti emuli più o meno giovani che stanno in giro.

Nocturnal Light è un brano che rimanda agli anni più sensazionali del gruppo, ma allo stesso tempo conduce la scrittura oltre le chincaglierie piacione del genere, evitando vicoli ciechi o banalità e retoriche a colpo sicuro. Ci vogliono alcuni ascolti per entrare davvero nel suo mood, ma questo ennesimo esempio dei nuovi Queensrÿche può autorizzarci, con il senno di poi, a parlare di rinascita e non declino, come molti sospettavano, compreso chi scrive, nel 2013.

Todd La Torre Queensryche Geoff Tate 

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