New Music

Una volta alla settimana compiliamo una playlist di tracce che (secondo noi) vale davvero la pena sentire, scelte tra tutte le novità in uscita.

Tracce

... Tutte le tracce che abbiamo recensito dal 2016 ad oggi. Buon ascolto.

Storie

A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.

Autori

Chi siamo

Cerca...

Miss Chain & the Broken Heels: Lie
Miss Chain & the Ice Cream Lickers

Difficili da etichettare, spontaneamente facili da ascoltare.

Se siete abbastanza vecchi da ricordarvi cos’era MySpace (e sufficientemente nerd da aver avuto, per un certo periodo, degli amici su MySpace) c’è una remota possibilità che vi ricordiate di Miss Chain e dei suoi Broken Heels (true story, tra l’altro, quella del tacco rotto, ma non divaghiamo). Anzi, magari eravate pure amici su MySpace, di Miss Chain & the Broken Heels. Una fascinosa bionda con la passione per il rock’n’roll e due fratelli: un inquieto menestrello costantemente in cerca di bevute gratis e giovani cuori da spezzare e un music geek perennemente occupato a organizzare concerti e pubblicare dischi con la sua etichetta underground. Aggiungeteci un piccolo, riccioluto genio sia della programmazione digitale che della batteria analogica e il danno (in senso buono, anzi buonissimo) è fatto. Partiti a metà strada tra Vicenza e Bergamo e catapultati oltreoceano grazie alla Sonic Jett di Portland, in tre anni ci avevano regalato due dischi che sapevano di sole californiano e surf-rock sul lago di Garda. Poi una decade di silenzio radio, più o meno, almeno sulla lunga distanza.

Fast-forward a oggi. Storms è un’inaspettata, gradevolissima sorpresa che conferma il loro status di band eternamente in bilico, e non solo per colpa dei tacchi. Troppo pop per i punk, troppo punk per i fan del pop caramellato. Troppo puliti per essere davvero garage, troppo strambi per mischiarsi al folk americano classico. Eppure lì sta la loro forza: in quel misto di rockabilly anni ‘50, melodie beatlesiane anni ‘60, power pop anni ‘70, twee anni ‘80, atmosfere paisley, attitudine punk, panorami sognanti macchiati di country e blues, un po’ di sana psichedelia.

Questa Lie procede a inciampi, come un’altalena spinta distrattamente, facendosi strada tra la nebbia del beat e la polvere fuori dal saloon di un certo western revival: sembra uscire da una sala prove dove Yo La Tengo e Guided By Voices stanno giocando a chi ce l’ha più indie, da una soffitta dove i Coral hanno ritrovato uno scatolone con i dischi dei nonni – Nikki & the Corvettes, gli Shivvers, i Kinks. Astrid Dante fa un po’ la Frida Lyngstad della porta accanto, un po’ la Debbie Harry senza glitter né rossetto acceso, ma soprattutto se stessa, mentre canta una canzone d’amore storta su un amore storto, fatto di tira e molla, di pomeriggi sonnacchiosi e bugie a fin di bene che fanno male comunque.

La primavera ce la siamo dimenticati tutti, come MySpace. Ma finché gente così continuerà a trovare un motivo per fare musica, varrà sempre e comunque la pena infilarsi in macchina, alzare il volume dell’autoradio e guidare senza meta, con i finestrini aperti. Anche se piove, governo ladro.

Miss Chain & The Broken Heels Astrid Dante 

Vuoi continuare a leggere? Iscriviti, è gratis!

Vogliamo costruire una comunità di lettori appassionati di musica, e l’email è un buon mezzo per tenerci in contatto. Non ti preoccupare: non ne abuseremo nè la cederemo a terzi.

Nelle ultime 24 ore si sono iscritte 1 persone!