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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.

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Daniele Silvestri (feat. Fulminacci): L'uomo nello specchio
Nun me somiglia pe' niente!

Daniele Silvestri (feat. Fulminacci)
L'uomo nello specchio

La (non) sottile differenza tra una riflessione e un selfie.

La bottiglia buona di un Silvestri d’annata si stappa in questo autunno inoltrato, manco fosse un corposo Frascati Superiore dei Castelli Romani: secco, abbastanza caldo e morbido, fresco e sapido, ma sempre dal retrogusto sornione e sfuggente al pari di quella Roma ben poco utopica e in perenne dissoluzione che Daniele ha cantato da ormai quasi trent’anni. Come quella “seconda scuola capitolina” (in principio furono De Gregori, Venditti, Baglioni, Renato Zero — gente così) che tanto ha dato – nei trent’anni suddetti – al pop italiano d’autore, quello che partiva dal blues jazzato dei localini di Trastevere per farsi strada fino ai primi posti delle classifiche e di svariati Sanremo, senza mai dimenticarsi – regolarmente – di tornare a risciacquare i panni nelle bettole degli inizi, per disintossicarsi dai batteri di un successo mai rinnegato e ribadire di mai rinnegare allo stesso tempo le proprie origini. Con lui Alex Britti, Federico Zampaglione, Riccardo Sinigallia, Roberto Angelini, Max Gazzè, Niccolò Fabi – la lista è lunghissima. E – questo il bello – non si esaurisce in una generazione. Sì, perché, a modo loro, qualcuno prova a portarne avanti il vessillo in una terza ondata, con cura e senza necessariamente attenersi ai dettami in voga nell’hype del nuovo IT-pop. Fulminacci, appunto, e con lui Tutti Fenomeni, Margherita Vicario, Giorgio Poi. Anche qui potremmo continuare.

Disco X, parte da un’incognita: “X” come il decimo disco, come lettera enigmatica, come variabile se non proprio impazzita quantomeno indecisa, ma anche come un album qualunque, che non guarda necessariamente a un traguardo specifico. “X” come i dieci brani presenti nella tracklist, più un’introduzione paradigmatica quanto autoironica, dove tutta la banda di ospiti risponde (dis)ordinatamente all’appello. Collaborazioni che invece sono state una costante nel percorso di Daniele Silvestri, sempre scelte con criterio senza badare ai follower o al numero di stream, ma solo considerando l’effettiva adattabilità del guest al contesto del pezzo in questione. Collaborazioni che sono state spesso lo strumento principale per coltivare la sua capacità di mantenersi moderno senza abbandonare il suo culto del passato.

Filippo Uttinacci, qui, conferma la tradizione, dimostrandosi la controparte ideale di una narrazione visionaria che rimbalza tra ieri, oggi e domani, in un’alternanza così naturale che sa tanto di investitura ufficiale, se non addirittura di passaggio di consegne.

Il video è particolarmente didascalico, ma – come per la canzone, e come spesso accade nella vita – la differenza la fa l’esecuzione. Quella a firma di Fernando Luceri rasenta la perfezione, giocando con illusioni cinematografiche che vanno da Orson Welles ad Alfred Hitchcock per sfidare la percezione di chi guarda senza l’ausilio di post-produzione spinta, computer o intelligenze artificiali. Ebbene sì, è tutto girato direttamente sul set. D’altronde, le parole sono importanti: l’uomo è nello specchio, mica dentro la camera frontale di uno smartphone.

Daniele Silvestri Fulminacci 

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Traccia: Fulminacci: Tommaso

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