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The Amenta: Sono l'Anticristo
Brindiamo a Belzebù

Condire di vigorosa epicità il vagito di Satanasso.

L’heavy metal continua a fare un sacco di fracasso ogni volta che c’è di mezzo Satanasso: urla come dal dentista, batteria che interpreta il poema del martello pneumatico e, come se non bastasse, una colata di arrangiamenti chiassosi da non si sa quale ludoteca dell’Est europeo. Siamo sicuri che il Maligno apprezzerà tutto sto frastuono? Anton LaVey è sempre stato dell’idea che laggiù non amino punto il rock, figurati tutta questa caciara! Eppure, anche nella caciara si annida l’amore e Sono l’Anticristo è soprattutto questo: una dichiarazione d’amore verso se stessi.

Gli Amenta sono una delle tante band iperuraniche in circolazione. Non stiamo parlando di progenitori di qualche infida nuova specie e nemmeno di epigoni sfiancanti di un progetto musicale di molti anni fa votato all’annichilimento anarchico. Non me li sono mai filati, per dirla più in breve. Eppure stavolta si meritano una menzione, perché in questa valanga di “aaaaaaargh” e di “bu-bu-bu-bu-pam” c’è un bel serpentone piumato che si agita e minaccia di deflagrare oltre le sbarre mentali del nostro cervello.

La venuta dell’Anticristo è certo una cosa su cui non si dovrebbe scherzare, ma nel corso dei secoli abbiamo trasformato quella che appariva come una minaccia in liberazione delle menti e dei cuori. Diamanda Galás ha insegnato agli angeli che non solo loro sanno cantare degnamente per il divino, in tutte le sue sfaccettature. La sua versione del brano era molto più inquietante e dolorosa. Gli Amenta ci aggiungono un bel corollario di estremismi muscolari e un vigore che non dispiace.

The Amenta Diamanda Galas Anton LaVey 

↦ Leggi anche:
Diamanda Galás: Broken Gargoyles 1. Mutilatus

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