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Una volta alla settimana compiliamo una playlist di tracce che (secondo noi) vale davvero la pena sentire, scelte tra tutte le novità in uscita.

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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.

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Johnny Mox: Non si torna più indietro
Ho comprato i petardi

Johnny Mox
Non si torna più indietro

Concretezza, onestà intellettuale, ritmo. Che altro? Generazioni, giubbotti, giacchette.

Giacche e giubbotti. Costi tanti, mezzi pochi.

Johnny Mox torna, passa all’italiano e riesce a lasciarci in bocca, in meno di tre minuti, il sapore della crisi e della malora. Flash, crash, non si torna più indietro. Il restringersi delle taglie delle giacchette nel video a cura di Susan Strain è un colpo a tradimento, o meglio, lo sarebbe se ci fossimo meritati di non subirne. Ma finendo questo brano nell’etere, nelle orecchie degli otto miliardi (d’altronde, fotte un cazzo degli altri): il tutto è meritato, le élite hanno rotto i coglioni, nel pantano ci siamo tutti ed è solo a causa nostra – l’opzione di poter tornare indietro è ormai una mera utopia.

«Pochi posti / Gli esclusi / E gli esclusivi / Corpi vuoti / Crasha tutto / Mani giunte / Giunte al peggio / Siamo otto miliardi / Fotte un cazzo degli altri / Ho comprato i petardi / Per scaldarmi in inverno / Sei la goccia che scende / Che si asciuga sul vetro / Sei un messaggio sbagliato / Che non torna più indietro / Non torna più indietro / Non si torna più indietro / Non si torna più indietro».

Chi vivrà vedrà. Chi farà qualcosa, invece?

Johnny Mox 

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