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Big Scenic Nowhere: The Waydown
Ciao, (non) siamo l'ennesimo supergruppo

Più che una canzone, un viaggio.

Il problema dei supergruppi è la definizione abusata: basta che un paio di ex gregari di una qualche band di media grandezza mettano in piedi un progetto e già si parla di “supergruppo”, con tutte le implicazioni commerciali, iattorie e deludenti a cui siamo abituati e rassegnati. La cosa si risolve solo nel caso in cui il supergruppo sia davvero un gruppo, che faccia gruppo e produca la magia dei veri gruppi, l’alchimia nell’aria e non sulla carta. Certo, ci sono delle validissime eccezioni, per esempio i Down di Phil Anselmo e i suoi compagni di giochi del profondo sud. Ma vengono in mente pochi altri casi positivi. A parte i Big Scenic Nowhere: con loro, rispetto ai Down non andiamo tanto lontano, né sul background, né per i picchi di qualità e ispirazione genuini. Accidentalmente un supergruppo, si potrebbe scrivere.

The Waydown non è un brano, ma un viaggio che ti porta in posti impensabili se ti affidi al buongiorno pieno di sugo all’inizio. Si tratta di un percorso lungo e accidentato, in alcuni momenti ci saranno scosse al sistema nervoso e alla configurazione ossea, ma tenetevi forte, si scenderà con dolcezza in ampie vallate piene di dannati e soprattutto si salirà sui cucuzzoli dell’esoterico, dove Černobog e i suoi amichetti fanno festa. Tutto questo in dieci minuti di stoner-doom-blues-electro-ambient-soul eccetera eccetera.

“Stoner-doom-blues…” – non ricordo nemmeno quante ne ho messe per soddisfare un mondo che ormai è in overdose da incasellamento. Siamo chiari, The Waydown è un grande anguillone che va dove gli pare, un serpente piumato evocato da qualche medicine man della vecchia guardia: non potete domarlo né catturarlo. Questo coso vola dove decide lui. Se lo afferrate forte, potrete vedere oltre la coltre esistenziale in cui vi tediate.

Altrimenti riprendiamo da prima: stoner-doom-elettro-shoegaze-southern-post-rock e ancora, ancora… ma sappiate che è solo una scia di bava lasciata da The Waydown. Se è questo che vi interessa, allora accomodatevi, altrimenti spingete PLAY e dimenticate tutto quanto. Si parte dove le caselle sono tutte vuote, abbandonate, e dentro soffia un vento freddo e sardonico, chiamato spirito.

Big Scenic Nowhere Fu Manchu Yawning Man 

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