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Una volta alla settimana compiliamo una playlist di tracce che (secondo noi) vale davvero la pena sentire, scelte tra tutte le novità in uscita.

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... Tutte le tracce che abbiamo recensito dal 2016 ad oggi. Buon ascolto.

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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.

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I Woke Up Chinese (feat. Simona Binescu): Lonely Night
Niente pizzi e merletti

I Woke Up Chinese (feat. Simona Binescu)
Lonely Night

Ballare in nero schivando i vecchi rognosi.

A voler fare i vecchi rompiballe, si potrebbe dire che quella che da noi veniva chiamata “musica dark” sia morta e sepolta da decenni. Tutto è già stato detto e fatto, no?

Ma è la solita storia: vent’anni fa quando quei geni assoluti dei Cinema Strange erano in attività la di allora vecchia guardia storceva il naso perché “erano meglio i Sex Gang Children”, così come già sul finire degli ‘80 quelli che avevano vissuto in pieno gli anni del post-punk ritenevano noiosa e derivativa tutta la scena alla Fields of the Nephilim. Nulla di nuovo sotto il sole insomma: semplicemente ognuno è tendenzialmente ancorato ai propri punti fermi costruiti durante l’adolescenza.

Ma della percezione dei singoli la musica se ne frega e va avanti, per fortuna.

Il sottobosco darkwake (con tutte le sue diramazioni) è vivo e vegeto e continua a sfornare tonnellate di piccole gemme destinate a fiorire nei DJ set di settore. Si prenda ad esempio questa Lonely Night del progetto italo-francese I.Woke.Up.Chinese (che i puntini ci vadano o meno è tuttora un mezzo mistero) con a capo Gianni Lee. Cosa c’è di nuovo nel brano? Assolutamente niente. Drum machine del 1983, basso “chorussato” che ripete all’infinito un giro classico, stacchi di tastiere accennati ed evocativi, chitarra arpeggiata in loop sullo sfondo, la voce di Simona Binescu tra l’annoiato e il rassegnato che declama un testo tutt’altro che allegro. Eppure è irresistibile: impossibile non battere il piedino e aver voglia di muoversi, così come difficile risulta non rischiacciare PLAY all’infinito.

Passate le velleità artistiche dichiarate e le sperimentazioni, il genere, dopo più di 40 anni, ha i suoi stilemi che – se usati a dovere – riescono ancora a smuovere le cellule cerebrali quanto basta per suscitare emozioni. Sta solo all’ascoltatore decidere se ampliare le proprie vedute o se rimettere sul piatto, con gli occhi lucidi e per la millesima volta, Batcave: Young Limbs and Numb Hymns (epocale, certo, ma ormai sono passate diverse generazioni, suvvia: nel frattempo è successo altro).

I Woke Up Chinese Simona Binescu 

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