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Vince Clarke: The Lamentations of Jeremiah
Eleganza senza troppi fronzoli

Vince Clarke
The Lamentations of Jeremiah

Don’t Speak: Spell!

La cosa triste di Vince Clark è che sarà ricordato dai più solo per aver fondato e regalato i primi successi ai Depeche Mode. Non che la cosa non abbia un peso, ci mancherebbe, ma sminuisce tutto ciò che Vincent John Martin ha fatto nel corso della sua carriera. Dagli Yazoo agli Erasure passando per gli Assembly e mille collaborazioni (anche con gli stessi Depeche Mode – vedi lo splendido remix di Behind the Wheel – o con il progetto VCMG assieme a Martin Gore).

Dopo più di quarant’anni di carriera arriva oggi a pubblicare il suo primo album solista, che – dato il personaggio – non poteva non avere delle peculiarità. In primis, niente cantato: tutto strumentale (da cui il titolo Songs of Silence). Secondariamente, ogni suono proviene dall’Eurorack, un formato standardizzato per sintetizzatori modulari brevettato negli anni ‘90 che permette – letteralmente – infinite configurazioni.

Per uno come Vince, praticamente, deve essere stato come sentirsi un pittore che ha a disposizione tutti i colori e le tele del mondo.

Un primo assaggio dell’album in uscita entro l’anno per la gloriosa Mute Records, è questa The Lamentations of Jeremiah. E se è vero che i singoli servono anche a dare l’idea del disco che ci attende, non è esagerato affermare che potremmo trovarci di fronte all’opera migliore di Clarke. Una mini-suite attorno alla nota del RE dove elettronica e musica classica si fondono fino a diventare un tutt’uno, per un risultato denso, intenso, dai tratti fortemente cinematografici ed evocativi. Il gioco delle sottrazioni riporta qui l’essenza dell’ascolto ai massimi livelli, dove l’espressione artistica dell’autore incontra l’anima di chi riceve le vibrazioni sonore, che passando dell’orecchio arrivano direttamente allo stomaco, al cuore, al cervello. Non è musica da ascoltare, e nemmeno da usare come sottofondo: sono sensazioni da vivere in pieno, ben distanti dalle pur splendide pubblicazioni di Vince nei periodi fastosi della sua carriera, quando l’orecchiabilità era il centro di tutto. In questo caso, siamo completamente su un altro livello, dove probabilmente pochi troveranno ciò che cercano (soprattutto se ancorati ai ricordi legati al suo nome) ma dove altri potranno godere infinitamente di un’ispirazione altissima.

Inaspettato, potrebbe essere il disco elettronico di frontiera da battere nel 2023: niente male per un veterano.

Vince Clarke Depeche Mode Martin Gore 

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