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Thatsection: Nyctophilia
Di una foto promozionale manco a parlarne

I figli illegittimi dei Dissection.

Negli ultimi anni è un continuo azzannarsi alla giugulare, insultarsi, massacrarsi su un argomento che infervora buona parte degli amanti della musica nonché dei musicisti stessi: cover band sì o no? Argomento alquanto sterile, a dirla tutta. Nessuna cover band o tribute band ha mai davvero scalzato dai palchi realtà valide, a meno che il progetto elettronico raffinato o il trio goregrindtechnodeath si sentano offesi perché non scelti a suonare alla sagra della polpetta o al pub sotto casa. Così era e così sarà sempre.

È interessante notare invece come stiano fiorendo dei tributi concettuali, ovvero gruppi che si rifanno dichiaratamente in tutto e per tutto a un artista a livello musicale, pur proponendo materiale proprio. Se da un punto di vista etico la cosa potrebbe sembrare sbagliata, alla fine non è stato così per molte altre band del passato che volevano seguire le orme dei propri idoli? In fin dei conti ciò che davvero ha significato è il valore del risultato, poco importa se il tutto rimarrà un divertissement o qualcuno ci costruirà sopra una carriera vera e propria.

I Thatsection, per loro stessa ammissione, si rifanno completamente ai Dissection, essendosi nutriti specialmente del loro capolavoro Storm of the Light’s Bane. Come successo per gli Zabbeth, non sono una cover band né un mero tributo: semplicemente qualcuno che ha assorbito completamente quel songwriting e quelle atmosfere al punto tale da farle proprie, senza la supponenza di voler sostituire nessuno – al massimo riempire un buco lasciato dalla scomparsa della band svedese.

Effettivamente Nyctophilia sembra una outtake di Jon Nödtveidt (R.I.P.) e compagnia, tanto è simile l’approccio alla furia cieca mista e alla melodia che hanno reso leggenda la band svedese. Ma la cosa incredibile è che il tutto suona talmente bene da risultare davvero un brano riuscito sotto ogni punto di vista: gelido, spietato, a modo suo romantico. Inchioda letteralmente l’ascoltatore, che (se privo di paraocchi) non può che rimanere affascinato da cotanta dedizione trasformata in musica.

A fronte di centinaia di band che si professano originali, meglio coloro che non nascondono le loro influenze ma che riescono a pubblicare materiale simile, alla faccia dei soliti detrattori da tastiera.

Thatsection Zabbeth Dissection 

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