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Una volta alla settimana compiliamo una playlist di tracce che (secondo noi) vale davvero la pena sentire, scelte tra tutte le novità in uscita.

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... Tutte le tracce che abbiamo recensito dal 2016 ad oggi. Buon ascolto.

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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.

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Breve saggio sull’essere ruffiani riuscendo a farlo con stile.

Quando nel 1992 i Duran Duran avevano completato le registrazioni del loro settimo, omonimo album (conosciuto poi come The Wedding Album a causa della copertina), l’industria discografica non ne voleva sapere di avere un altro lavoro dei ragazzi di Birmingham. Vuoi perché il precedente Liberty era stato un mezzo flop (in realtà, con il senno di poi, era un buon disco di transizione che ha gettato le basi per un nuovo sound), vuoi perché il trend imponeva altro (l’alternative era arrivato in classifica e band come loro erano ormai roba per vecchi su cui non bisognava sprecare soldi). Così il disco rimase nel cassetto per un po’, tanto che i Nostri cominciarono a lavorare a quello che sarebbe diventato Thank You, il disco di cover. E proprio da queste sessioni venne ripescata e inserita nel Wedding Album Come Undone, scritta da Nick Rhodes e Warren Cuccurullo (quanto poco viene ricordato questo piccolo genio svezzato alla corte di Frank Zappa, dalla cui penna sono usciti diversi capolavori finiti sugli album di Le Bon e soci?). Simon aggiunse un testo dedicato alla moglie, una linea vocale impeccabile ed ecco pronto il capolavoro. Poco importa che John Taylor non fosse in studio (le parti di basso furono suonate al synth da Nick): Come Undone (assieme a Ordinary World) era un piccolo gioiello pop che nel 1994 fece tornare prepotentemente i Duran Duran nelle orecchie di qualsiasi generazione, e con mille meriti. Brano pop nel senso più nobile del termine, non aveva assolutamente nulla di sbagliato, e si poteva prestare a mille reinterpretazioni senza perdere di efficacia.

Dopo quasi trent’anni viene ripresa da Miss Trezz – producer, make up artist e cantante di Chicago di stanza a Los Angeles – che, pur definendosi un’artista industrial goth-pop, risulta essere affine più all’ultima etichetta dato che di industrial e goth qui c’è ben poco, ma non importa: il risultato è comunque ottimo.

Meno romantica e più sfacciatamente radio friendly, miss Tiffany Trezzo, fregandosene dei luoghi comuni, fa suo il brano e lo attualizza in maniera disarmante, risultando gradevole, quasi ballabile ed estremamente efficace. Se è vero che la versione originale rimane qualitativamente su un altro pianeta, è altrettanto vero che lei riesce a spingerla su binari diversi, senza per forza stravolgerla completamente. Niente male, no?

Miss Trezz Duran Duran 

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