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Ministry: Goddamn White Trash
Praticamente la Signora Minù steampunk

Forever incazzato after tutti questi years.

Prima di tutto bisogna fare un distinguo, perlomeno per i neofiti: i Ministry hanno una carriera quarantennale, nel corso della quale più volte hanno cambiato pelle. Per chi è incappato nelle pubblicazioni anni ‘80, un avvertimento: non sono più quelli, ma da mo’.

La creatura di Al Jourgensen ha spianato la strada per decine di varianti della dance (come dimenticare la fase new wave e i dischi con la Wax Trax?), dell’industrial rock e del nu metal. Praticamente hanno gettato semi ovunque e da lì sono fioriti i vari Nine Inch Nails, Marilyn Manson e compagnia bella, oltre che una miriade di band electrogoth, EBM e roba varia.

È chiaro, dunque, che non ci si trova di fronte a Mr. Nessuno, tanto meno a qualcuno che è sempre rimasto fedele a se stesso. O meglio, coerente sì, ma nel voler sempre spingere l’asticella un po’ più su.

Anche se – sarà la vecchiaia, saranno i piercing, sarà il governo ladro – ma è un pò di tempo che il Nostro non esce davvero dalla sua comfort zone. Potrebbero dunque sorgere dei dubbi su come suoni questa nuova Goddamn White Trash. Prevedibile? Certo. Eppure, non manca quel gusto ultrakitsch che ha fatto la fortuna dell’ultima fase di carriera di Al (ecco, magari non solo l’ultima, ma vabbè), tra ritmiche serrate, produzione boombastica, testi volutamente sopra le righe e il cameo di Pepper Keenan dei Corrosion of Conformity a chiudere il cerchio vizioso di un brano magari non fondamentale, ma estremamente godibile ed eccitante nella sua semplicità.

Chiedere di più a questo sessantacinquenne eternamente incazzato sarebbe davvero troppo: già tanto ha fatto e dato, a noi non resta che, semplicemente, godere del suo nuovo brano senza pregiudizi (tenendo sempre sott’occhio i testi al vetriolo). Avere in uscita un nuovo, valido album dei Ministry nel 2023 è già molto. Ed è sufficiente per mettere comunque a dormire migliaia di cloni da cameretta, buoni solo a farsi i selfie mentre pigiano due tasti a caso sulla tastiera spacciandosi per artisti.

Ministry Al Jourgensen 

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