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ANOHNI and The Johnsons: Why I Am Alive Now
Il terzo occhio

ANOHNI and The Johnsons
Why I Am Alive Now

Guardarsi dentro e guardarsi fuori.

Dopo tredici anni, ANOHNI decide di rimettere assieme la band che ci aveva regalato infinite soddisfazioni quando ancora era Antony, e già questo dovrebbe far drizzare le antenne agli amanti della sua musica. Ma perché oggi?

Probabilmente le riflessioni che hanno sempre mosso il suo animo artistico stavolta hanno avuto bisogno di alcuni punti fermi in più, un appoggio – più emotivo che fisico – che facesse sentire meno travolti dagli eventi, più saldi, nonostante un certo tipo di disillusione abbia chiaramente fatto capolino nel suo percorso attivista e impegnato.

Stiamo vivendo un burnout collettivo, con una società al collasso in cui dividere la gente ed eliminare ogni tipo di dialogo o confronto costruttivo (riempiendo le orecchie e la mente del popolo di sciocchezze) è diventato l’unico modo che i fantomatici “Powers That Be” hanno per mantenere salde le redini del potere, costi quel che costi. È un processo non nuovo, che ha radici antichissime e che negli ultimi tempi (grazie sopratutto all’effimera connessione globale data da internet con i social in testa) ha subito un’accelerazione e un’intensificazione senza precedenti.

Ecco allora che la rabbia si trasforma in altro: la triste presa di coscienza per cui no, nessuno è mai riuscito davvero a cambiare il mondo in meglio con le proteste. Questo lascia in bocca un senso di amarezza, ma che non sa di sconfitta: l’andare comunque avanti abbracciando i propri ideali probabilmente non porterà all’utopica gioia del cambiamento che avevamo sperato, ma perlomeno – e non è poca cosa – manterrà integra la nostra dignità. Feriti, addolorati, schiacciati dagli eventi, ma sempre e comunque a testa alta.

Come ANOHNI riesca a condensare tutto questo in musica è incredibile, sia in questo pezzo che, per esteso, nell’album tutto. Ma si sta parlando di una categoria riservata a dei fuoriclasse, gente che ha scelto la musica non come mezzo per diventare qualcuno o arrivare a qualcosa, ma semplicemente come la valvola di sfogo per tutti i tormenti interiori che devono essere buttati fuori per non farsi mangiare, tribolazioni che mutano man mano che gli anni passano ma che – per persone vere e autentiche come lei – non perdono mai di intensità e continuano a essere di ispirazione per una ricerca senza fine, una perpetua analisi dell’io e del mondo, che diventa essa stessa il fulcro dell’esistenza, in un moto continuo che è linfa vitale contro la staticità della morte interiore.

ANOHNI and The Johnsons ANOHNI 

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