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King Hannah: Like A Prayer
Da queste parti fa ancora un discreto freddo

Celebrando Madonna nella sensualità del buio

Negli anfratti più bui del cervello di molti di noi agisce un ingranaggio, testardo come un mulo, che gira per conto suo, incriccando anche i ferrosi colleghi che lavorano, indefessi, al contrario. Questo, signori, è il tremendo meccanismo che porta a odiare le cover, un sistema dallo skip rapido come il fendente di un macellaio non appena appaiono, di fianco al nome del pezzo, quelle cinque lettere luciferine racchiuse da temibili parentesi tonde.

Eppure, anche la materia grigia più irremovibile finisce per arrendersi al sinuoso richiamo di Hannah Merrick e dei suoi King Hannah, i nuovi alunni – da voti alti e sincere pacche di riconoscimento da parte dei prof. – del corso di aggiornamento dell’indie rock made in UK.

Chiunque sia rimasto goduriosamente ipnotizzato dal docile pendolino dettante il tempo di I’m Not Sorry, I Was Just Being Me non potrà sottrarsi dall’ascolto di una Cover – sì, con la C maiuscola – di Like a Prayer di Madonna, rivisitata, truccata, capovolta e rinnovata dall’abilissimo duo di Liverpool.

Dimenticatevi il pop ballerino, scansate da un lato i cori gospel, le polemiche ecclesiastiche e le velate allusioni sessuali: i King Hannah si appigliano al significato letterale del titolo della hit, la spogliano dei molteplici strati strumentali, la catapultano sulla scomoda seduta di un freddo confessionale, “come una preghiera” nel semibuio di qualche candela accesa qua e là.

Una comunione con l’essenzialità del gesto delle mani riunite, tenendo gli occhi chiusi. Un’incarnazione quasi liturgica, rispettosa, poggiata su due synth alternati che paiono due staglianti colossi di marmo, attorno ai quali si insinua la tentazione vocale della Merrick, un serpente che si raggomitola su quei pochi tintinnii di chitarre e docili colpetti di ride che solleticano astutamente un’atmosfera volutamente statica e intangibile.

Echi noir, pressioni ambient, soffici derive noise, il respiro di un qualcosa di inintelligibile, fosco, rarefatto: una svolta sonora che sposta i punti focali della celebre traccia della regina del pop, muovendoli su spot ultraterreni, scovati con tanta audacia e con una qualità compositiva ben al di sopra della media.

Qui non si rende solo giustizia a una canzone, qui la si eleva, la si fa respirare, ne si rinfresca il valore, dando prova di come un capolavoro – anche se stravolto e ricostruito dalle fondamenta – rimanga tale, senza perdere nemmeno un pelo di fascino, potere, carattere.

King Hannah Madonna Hannah Merrick 

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