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CIGNO: Censure e torture, Stefano Cucchi tra le fiamme
Freddo e caldo

CIGNO
Censure e torture, Stefano Cucchi tra le fiamme

Pulire il viso della coscienza sporca con la carta vetrata.

L’omicidio di Stefano Cucchi è uno di quei marchi indelebili che fanno vergognare il nostro paese quando si pensa civile. Spacciare droga è reato, ma venire massacrato di botte fino alla morte dalle forze dell’ordine per non voler fare la spia non è giustificabile.

Dopo un album di debutto incredibile (Morte e pianto rituale), Diego Cignitti (in arte CIGNO, qui accompagnato da una sfilza di musicisti) torna oggi con un nuovo disco (Nada! Nada! Nada!), se possibile ancora più convincente, dove riesce sapientemente a miscelare soluzioni sonore distanti fra loro, facendole convivere in un mosaico espressivo unico e singolare, che i più anziani non esiterebbero a definire avantgarde.

Prendiamo a esempio il singolo, Censure e torture, Stefano Cucchi tra le fiamme: partendo da un testo che è lancinante nella sua crudezza raccontata in prima persona, il brano si sviluppa tra sfuriate noise e statica industrial con una mano non troppo lontana dallo Zorn più nero. Ogni tentazione melodica è assente, come assenti sono improbabili hook orecchiabili da canticchiare mentre ci si prepara alla serata alternative. Non è musica leggera e nemmeno roba da lasciare distrattamente in sottofondo. CIGNO è un buco nero che risucchia completamente, nichilismo lucido e tagliente che non solo colpisce le orecchie, ma fa pensare affondando la lama dentro chiunque abbia il coraggio di affrontarne l’ascolto.

CIGNO Diego Cignitti 

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