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Arooj Aftab, Vijay Iyer & Shahzad Ismaily: Shadow Forces
I tre moschettieri fusi nel cosmo

Arooj Aftab, Vijay Iyer & Shahzad Ismaily
Shadow Forces

La voce poetica dell’opprimente infinito.

«Come un branco di pesci». Così la Aftab parla del modo in cui si muovono i musicisti coinvolti in questo ménage à trois che suona fascinoso solo leggendo le parti in causa. La musica alla base di Love in Exile si offre infatti come contrappunto poetico (nel vero senso della parola poetica) al melting pot che la world music contemporanea sta generando, autoalimentandosi con alcune delle sue figure più care.

Arooj Aftab – che temevamo potesse cadere, dopo il successo di Vulture Prince, in una ripetizione più affabile e scontata di se stessa – si immerge invece nei pad e synth immersivi e minimali di Shahzad Ismaily e nel tocco curato del jazz master Vijay Iyer. Un’alchimia figlia di sessioni newyorkesi, in cui la sua poesia Urdu Ghazal (lingua pakistana), un po’ metafisica tanto quanto è terrena, si intreccia con l’ipnosi disancorata della coppia di musicisti, formando un panorama spazio-temporale di sicuro trasporto psico-emotivo.

Se in tutto il disco si percepisce talvolta un certo peso specifico per l’effettiva mancanza di editing, e certa prolissità di parti, è con Shadow Forces che ci troviamo di fronte a uno degli effetti specifici più intensi e riusciti del lavoro. Su un pianoforte che riflette fortemente i tripudi (forse è il momento dell’album in cui Iyer si prende maggiori libertà) keithjarrettiani (epoca Colonia), la voce della Aftab gronda di oscura inquietudine. Il tono da cinema francese, poi, rafforza ancora il senso del tutto.

In questa masterclass su come usare gli spazi sonori ci si trova spaesati. Ma in senso più che mai positivo. E si ringrazia, tutto sommato, quanto ancora la fusion non sia restata solo all’appannaggio dell’acchiappa-like facile, per una recensione su Tripadvisor.

Arooj Aftab Vijay Iyer Shahzad Ismaily 

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