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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.

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Opus Kink: Dust
Stringetevi un po’ così vi prendo tutti

Seguiteci: si dice in giro che ci ascolta anche Robert Smith.

Quando vengo a sapere che Robert Smith ha mostrato interesse per una band è normale che la sua attenzione alimenti la mia curiosità e che quindi diventi subito necessario andare a verificare.

Con queste premesse, qualcuno potrebbe pensare di trovarsi di fronte a nuove frontiere del dark, una band in grado di alzare e portare in giro per il mondo un nuovo vessillo stile Cure (a essere sincero, io non mi aspettavo niente del genere) invece quello che ci troviamo di fronte è totalmente diverso.

In realtà questi ragazzi di Brighton rappresentano quella espressione del post-punk che mi è sempre piaciuta: un modo di fare musica che nella prima new wave mischiava urgenze giovanili con le più diverse e variegate influenze, unendo la sfrontata e sfrenata creatività tipica dell’adolescenza al coraggio di sperimentare.

Nei primissimi anni ‘80, dopo la sbornia punk e il fascino dell’elettronica che per almeno un primo periodo attraeva un po’ tutti verso la sperimentazione (Human League, John Foxx), altri hanno pensato di cogliere il momento offrendo visioni personali e assolutamente affascinati tra un moderno e riuscito revival ska (The Specials, Madness, Selecter), briciole di influenze jazz (Carmel, Pop Group), tradizione e poesia (Ian Dury, Pogues, Dexys Midnight Runners), art pop di successo (Laurie Anderson, Tom Waits) e tantissimi altri, in uno slancio carnevalesco e audace, variopinto e sempre diverso.

Un momento che oggi sembra riproporsi in maniera più tiepida e con interpreti nuovi in questa new post Brexit wave che vede in Black Country, New Road, Black Midi, Sorry, Squid e tanti altri un nuovo valido movimento che può dire la sua al riguardo, senza problemi.

Gli Opus Kink stanno cercando di crearsi un loro spazio e sembra ci stiano proprio riuscendo grazie a un sound che è un caos ragionato tra cori, fiati jazz e tanta energia. Al momento, l’impressione e che riescano a essere convincenti e a loro modo originali: non possiamo far altro che aspettarli alla prova del primo album.

Opus Kink Black Midi Squid Sorry Black Country New Road 

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