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Una volta alla settimana compiliamo una playlist di tracce che (secondo noi) vale davvero la pena sentire, scelte tra tutte le novità in uscita.

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...Tutte le tracce che abbiamo recensito dal 2016 ad oggi. Buon ascolto.

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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.

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I vecchi appassionati di new wave italiana underground si ricorderanno dei mestrini Art Dèco (siamo negli ‘80) o dei più recenti Telegram (primi ‘00). Alla voce trovavamo sempre Claudio Valente, vera e propria figura di riferimento per il genere nel grigio del Nord Est, e non solo.

Torna oggi, con un nuovo singolo a distanza di due anni dal suo ultimo lavoro solista, che rimescola nuovamente le carte in tavola. Se è vero che il punto di riferimento più evidente rimane David Bowie, stavolta Claudio si immerge completamente nell’elettronica: fredda, robotica, ripetitiva eppure pregna di vita. Il mantra sonoro e lirico di Radio Sky sembra quasi un ultimo S.O.S. lanciato dalla Terra all’universo, un segno del nostro futile passaggio che sembra eternità ma è meno di un battito di ciglia nella concezione del tempo cosmica. Qualcosa che spinge a ballare, ma anche pensare, come solo certi grandi pezzi riescono a fare.

Accompagnato da uno splendido video visionario ed evocativo a opera di quell’altra vecchia volpe di Giorgio Ricci (Templebeat, RAN, They Die), Radio Sky è allo stesso momento il pezzo più coraggioso e più “ovvio” che ci si poteva aspettare da Valente, un artista con alle spalle un bagaglio enorme, ma che ha ancora molto da dire.

Valente Claudio Valente 

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