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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.

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Dead Inside: Broken
Sottoterra ma ancora vivi. O non morti?

Grida dall’underground in nero che non vuole morire

Tra i veterani della scena dark/post-punk/goth italiana, Gianfranco Righetti non ha mai smesso di vivere per la musica, ascoltata, suonata, ballata, vista.

Tra i mille progetti, vale la pena ricordare la semileggendaria uscita dei Thanatos, Poeti italiani morti, vero e proprio culto di un certo tipo di musica oscura nel nostro paese.

Oggi lo ritroviamo nel nuovo lavoro dei Dead Inside, band con alle spalle già diverse valide uscite, che con Invisible Witness to the Holy Crime fa di nuovo centro.

Il singolo scelto, Broken, non brilla magari di originalità stupefacente, ma sa benissimo come giocare con gli stilemi del genere senza scadere nello stucchevole. Un bel riff chirarristico discendente, batteria quadrata e metronimica, voce calda ed evocativa, romanticismo nero pece grondante da ogni nota. Il matrimonio perfetto con il goth di fine ‘80/inizi ‘90 lo si ha nell’inciso, epico dal sapore di riscatto, insomma quel momento in cui gli spolverini cominciano a muoversi ancora più larghi in pista.

Anche fosse solo per la tenacia con cui Gianfranco e i Dead Inside portano avanti fieri lo stendardo di un genere che fu, il cappello (impolverato, ovviamente) andrebbe tolto.

Dead Inside Gianfranco Righetti 

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