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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.

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Metallica: Lux Aeterna
Boy band a chi?

Riscoprirsi metallari, metallari veri.

Allora, qui di seguito lo stato dell’arte dei commenti da bar (ma non solo) riguardo ai Metallica.

Ulrich non sa tenere il tempo. Hetfield è depresso. Hammett ormai ha disimparato a suonare. Trujillo non c’entra niente. St. Anger è un aborto, ma mai quanto LuLu. Load e Reload inascoltabili. I Metallica sono dei venduti dal Black Album. Anzi da …And Justice for All!. Sono morti con Burton. Ma anche con Cliff si erano già dati al mainstream, vedi Welcome Home. Anzi, ancor prima, vedi Fade to Black. Certo che quando c’era Mustaine era tutta un’altra cosa… e un sacco di altri blablabla.

Partendo da qui, a sorpresa, i quattro ex cavalieri dell’Apocalisse, in un noioso e freddo pomeriggio di novembre buttano fuori un nuovo singolo, annunciano un album in uscita il 14 aprile 2023 e una serie di date a supporto del disco.

Non c’è che dire, il marketing lo conoscono, e bene. Perché una cosa va loro riconosciuta: nonostante i miliardi, le telenovelas, gli scivoloni, non hanno mai perso il contatto con il pubblico (sì, anche la menata su Napster era per il pubblico – infatti dopo 20 anni si contano gli orfani, sopra e sotto il palco, di dinero da una parte e qualità dall’altra) e grazie a questo sanno cosa vuole la gente, quella che paga il biglietto.

Brano nuovo dunque. E com’è? Stavolta sembra davvero un (bisogna ammetterlo: sincero) ritorno alle origini, dove per origine si intende No Life ‘Till Leather, quel metal tirato ma pre-thrash, per capirsi. Ecco, Lux Aetherna non avrebbe sfigurato lì in mezzo, diciamolo onestamente. Questo non vuol dire gridare al capolavoro, ma di certo la rinata ispirazione per la NWOBHM (come non trovare nei passaggi di Lars le influenze motorheadiane – tipo lo stacco di doppia cassa prima del finale che rimanda a Overkill? Come fingere che il riffing di Hetfield non sia Diamond Head da ogni plettrata? Dai, li cita pure cantando Lighting to the Nations!) ci regala un brano schietto e vero, di puro heavy metal anglosassone vecchio stampo. Niente ballad, strizzate d’occhio al “nu” o produzioni pompose made in Bob Rock, ma nemmeno sfuriate tipicamente thrash o simili: questa è roba che farebbe sbavare chi ha i santini dei Mercyful Fate e dei Savage sul comodino, se solo non fossero (i Metallica) diventati ormai nei decenni così grandi da essere sempre e comunque un bersaglio perfetto per il criticone di turno.

La vecchiaia a volte fa venir voglia di togliersi di dosso velleità e abbellimenti vari accumulati negli anni, e si tende a guardarsi indietro per ritrovare quella leggerezza perduta. Mai come stavolta il quartetto di Frisco sembra aver ripreso in mano quello spirito, filtrato ovviamente da quarant’anni di carriera, ma comunque credibile e genuino. Autoreferenziale? Forse. Derivativo? Beh, diciamo che hanno ripescato dalle influenze che li hanno spinti a comporre nel 1981 Hit the Lights, né più né meno. Di certo rimarrà a lungo nelle orecchie di chi sa ascoltare, facendo finalmente tornare un sorriso al vecchio metallaro ormai disilluso, e una volta tanto “il pezzo nuovo” non sarà più una buona scusa per andare a farsi una birra tra una Phantom Lord e una Seek & Destroy. Perché, tenendo conto che non sono più adolescenti incazzati ma adulti navigati, a livello di songwriting qui siamo proprio in quei territori. A volte ricopiare (bene) se stessi è il modo migliore per ritrovarsi. La luce eterna continua a illuminarci tra la nebbia e la pazzia, per portarci il nuovamente il messaggio: Metal Militia ora e sempre.

Metallica 

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