Tracce 

Ogni giorno ti consigliamo un brano che vale davvero la pena sentire, tra tutte le novità in uscita. E siccome siamo on line dal 2016, puoi immaginare quanti ne abbiamo da suggerirti. Esplorare le playlist è un buon modo per ascoltarli tutti...

Storie 

A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.
The Church: The Hypnogouge
Cantiamo "New Church" dei Lords?
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La via lattea guarda giù e sorride.

Poco importa se e quanto un prodotto riesca a rimanere valido: mantenere il brand è essenziale, soprattutto se lo stesso è stato sinonimo di qualità per molti anni. Questo concetto di marketing è applicato anche alla musica, arte che, nonostante nasca da necessità espressive, poggia inevitabilmente le sue nobili intenzioni sul vendere (che sia un disco, una maglietta, un biglietto per un concerto). Non deve stupire dunque che alcune grosse band facciano di tutto per mantenere in vita il proprio nome, a prescindere da chi ci suona, spesso con risultati deludenti.

Eppure… eppure ci sono esempi come i Chrome per esempio, dove, nonostante non vi siano più tracce di coloro che piantarono i semi in origine, il giardino della qualità è cresciuto comunque rigoglioso.

È a questa tipologia di artisti che appartengono i Church. Gli australiani in oltre quarant’anni di carriera non hanno mai fatto un passo falso, nemmeno quando il successo planetario di Starfish (trainato dalla splendida Under the Milky Way – ti piaceva tanto quel giro di basso eh, Gallup?) li aveva per un attimo resi popstar. Negli ultimi anni alcuni pezzi fondamentali sono andati persi (Marty Wilson, Peter Koppes) e il timone è rimasto in mano al buon Tim Powles, nelle fila dai ‘90, che ha sì rimescolato la lineup, ma ha mantenuto alto lo spirito della band.

Il nuovo singolo è tutto ciò che un fan dei Church si aspetta nel 2022: puro rock psichedelico, ipnotico, sognante, mai banale e soprattutto che odora incredibilmente di fresco. Un uso intelligente dell’EBow e una ispiratissima attenzione negli intrecci sonori portati dalle chitarre (posate sui tempi dispari) appagano completamente i sensi mentre la mente è cullata dalle voci speculari di Steve Kilbey e di Powles stesso, per un risultato che – se non si conoscesse la carriera stellare della band – ha dell’incredibile.

«Il cambiamento porta al successo, va e viene senza errore, agire porta fortuna» si cantava nel 1967 in un brano ispirato all’I Ching. I Church ne sono la dimostrazione vivente.

The Church Tim Powles