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Una volta alla settimana compiliamo una playlist di tracce che (secondo noi) vale davvero la pena sentire, scelte tra tutte le novità in uscita.

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... Tutte le tracce che abbiamo recensito dal 2016 ad oggi. Buon ascolto.

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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.

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The Cult: Give Me Mercy
(Ex?) Toxic Twins

Il culto della band più famosa e sottovalutata del rock anni ‘80 continua a vivere.

Chissà cos’è successo ai Cult. Nel senso, chissà perché non sono mai arrivati a un livello planetario, tipo i Guns N’ Roses o i Bon Jovi. Eppure le carte in regola le avevano tutte: grandi canzoni, un look adatto, un compositore sempre sul pezzo come Billy Duffy, un frontman bello e maledetto con una delle voci migliori della sua generazione, una manciata di album uno meglio dell’altro, un passato gotico furbo e conveniente (se in fondo in fondo eri un metallaro ma cercavi di abbordare le vampirelle sotto casa, tiravi fuori Electric e vai col liscio), una serie di singoli da paura affiancati a deep cuts volendo ancora più belli. Il perché non abbiano fatto il botto vero rimarrà un mistero.

Attenzione, non si parla di popolarità media: si sa che un Alcatraz potrebbero anche magari riempirlo ma insomma… il grande salto è quello che oggi – a 40 anni dai loro primi vagiti come Southern Death Cult – dovrebbe vederli negli stadi o headliner nei festival più importanti. Ma tant’è, la roulette del music business a volte gira e a volte no, e agli ascoltatori non resta che la musica. E che musica!

Ian Astbury e soci tornano con un singolo che – parafrasando una loro celeberrima raccolta – è Pure Cult al 100%. Epica, romantica, graffiante quanto un whisky buttato giù di schiena in una torrida sera d’estate, Give Me Mercy ci dimostra che gli inglesi ancora hanno molte cartucce da sparare e poco importa ormai di ciò che (non) è stato: rimangono comunque grandi. Ian non imita se stesso giovane, ma interpreta benissimo le sfumature date dall’età, rendendo la sua voce – e di riflesso tutto il pezzo – più maturo e riflessivo rispetto ai capolavori del passato. Un guerriero che è sopravvissuto a mille battaglie (dalle tre diverse incarnazioni dei Cult, passando per la reunion dei Doors fino ai misconosciuti Holy Barbarians) e che non ha paura di mostrare le sue cicatrici, mentre il suo fido compagno Billy tesse trame sempre convincenti ed efficaci. Un grande ritorno.

The Cult Ian Astbury Billy Duffy 

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