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Ogni giorno ti consigliamo un brano che vale davvero la pena sentire, tra tutte le novità in uscita. E siccome siamo on line dal 2016, puoi immaginare quanti ne abbiamo da suggerirti. Esplorare le playlist è un buon modo per ascoltarli tutti...

Storie 

A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.
The Dream Syndicate: Every Time You Come Around
Mannaggia ai filtri (no, non quelli)
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Sogni in technicolor sempre più vividi ed evanescenti.

The Dream Syndicate
Every Time You Come Around

Ci sono mille domande che da adulto vanno a intaccare le certezze ormai cementate, assimilate in maniera più o meno guidata (o forzata) in età prepuberale. Ad esempio come sia stato possibile che nessuno si sia accorto che Lady Oscar non avesse il pipino, o come mai ci sia un vuoto temporale enorme nella biografia di Cristo. Nel senso, che ha fatto dai tredici ai trent’anni? Mica quel che ha fatto lo si impara così, automaticamente.

Sono dubbi non da poco, che aprono una miriade di porte fatte di studi, ipotesi, supposizioni, cose serie e baggianate.

Per fortuna che per persone meno famose le storie vengono raccontate in maniera più chiara: anche i Dream Syndicate in quanto unità sono spariti per 23 anni, ma nessuno si è mai chiesto cosa avessero fatto, perché le carriere dei singoli erano ben note, soprattutto quella ricca di lavori piacevolissimi di Steve Wynn.

Tornano oggi con un ottimo album, Ultraviolet Battle Hymns and True Confessions, che non fa altro che dimostrare lo stato di grazia in cui si trova la formazione californiana post-reunion (reunion che appunto si conferma come una delle qualitativamente più interessanti degli ultimi anni). Every Time You Come Around è il terzo singolo dopo i validi Damian e Where I’ll Stand, dove le radici paisley underground si fondono alla perfezione con intuizioni dal sapore shoegaze, affogate sotto mille strati di fuzz e una melodia ariosa che non può non rimandare alle cose migliori di alcuni loro contemporanei oltreoceano (persi tra echi e uomini-coniglio).

Un cambio di rotta che probabilmente porterà i Nostri verso nuovi territori sonori, in futuro. E ben venga.

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