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Una volta alla settimana compiliamo una playlist di tracce che (secondo noi) vale davvero la pena sentire, scelte tra tutte le novità in uscita.

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... Tutte le tracce che abbiamo recensito dal 2016 ad oggi. Buon ascolto.

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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.

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M.I.A.: The One
Come fermare il tempo con uno sguardo

Graditi ritorni, non per modo di dire.

Mathangi “Maya” Arulpragasam è il genere di artista che ti fa riflettere anche sulla percezione del tempo all’epoca di Internet 2.0. Nella piena e conclamata maturità, infatti, la ragazza che sfornava il capolavoro al secondo tentativo con il magnifico Kala taceva discograficamente da un po’ e non sapremmo dire quanti ne abbiano davvero notato l’assenza. Eppure, se parliamo di album, trattasi pur sempre di sei anni. Un periodo lungo il quale M.I.A. non è comunque rimasta con le mani in mano – tra concerti, brani sparsi e un documentario – e forse è anche per questo che al ritorno in grande stile fioccano le novità.

Tanto per cominciare: un contratto con la Island e un LP, MATA, annunciato lo scorso novembre e dalla data di pubblicazione ancora ignota. Ma c’è dell’altro, ed è un aspetto non di poco conto per chi – nella sua contaminazione tra hip hop, reggae, elettronica e ricerca etnica – fonde autobiografia e coscienza sociale, pop e prese di posizione scomode. Questo altro è la conversione al cristianesimo dichiarata in un’intervista da parte di una hindu figlia di attivisti tamil. Passo che la diretta interessata difende a spada tratta perché le ha ovviamente cambiato la vita e certo non facciamo fatica a crederlo.

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Affari suoi, in ogni caso. A noi interessano eventuali ricadute sul piano creativo (ricordatevi cosa combinò il “rinato” Bob Dylan) ed ecco un assaggio del nuovo corso. Classicità d’autrice che, con la produzione di Rex Kudo e T-Minus, srotola un’autostrada da Londra sul golfo del Bengala passando da Kingston e avvolge la – chissà quanto ex – bad girl in appiccicose tinte pastello. Al di là delle questioni di fede, un bel sentire.

M.I.A. 

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