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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.
Crippled Black Phoenix: Blackout77
Azzoppati, ma ancora in piedi
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Una nuova ballata per la fine del mondo, che è già passata.

I rocker dark prog britannici Crippled Black Phoenix condividono nuova musica dal prossimo album Banefyre, in uscita a settembre per Season of Mist. Ancora una volta con una formazione a fisarmonica (che qui passa da 5 a 9 elementi), il progetto torna a confermare la sua predilezione per le (never)ending ballads da fine del mondo, e la sua capacità nel musicarne piacevolmente le diramazioni variopinte (progressive, post-rock, dark, folk, psichedelia), sfuggendo sempre a una vera e propria etichetta di genere.

Blackout77 riflette sull’interruzione di corrente di New York City del 1977 che ha provocato saccheggi e incendi dolosi in tutta la città e sembra fare da guida all’intero mood che cavalcherà il nuovo disco. «La storia di quella volta in cui – solo per una notte – il sottoproletariato, i soggiogati e gli emarginati, sono esplosi di rabbia quando il potere a New York è caduto», spiega il mastermind Justin Greaves. «La tensione di anni di oppressione e abusi è stata rilasciata e i mostri si sono fatti conoscere e hanno lanciato frecce verso il cielo. Blackout77 è una parte del nostro viaggio in Banefyre, The Musical. In sintonia con gli altri racconti e lamenti che danno luce agli esclusi, ai diversi».

Le progressioni atmosferiche e narrative sono state sempre il punto forte della band, anche se con l’ultimo disco, Ellengæst, le cose erano andate molto più verso l’immediatezza e la potenza espressiva, almeno rispetto all’encomiabile Great Escape, più dominato dal post-rock cinematico. In Blackout77 sembra che la tendenza sia un po’ a metà tra i due, anche se la narrazione gioca qui il suo punto forte, riuscendo a trasportarci musicalmente (e con gli inserti vocali) in un mondo antico e confuso, pur ricco di schitarrate e aperture romantiche che ci ricordano che Greaves è uno che ci sa sempre fare con i teletrasporti. E la sua fenice, pur zoppa, è lungi dal tirare le cuoia.

Crippled Black Phoenix Justin Greaves 

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