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Christian Death: The Alpha and the Omega
Liv e Steven Tyler... ah no
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Baciare il passato e guardare al futuro.

Christian Death
The Alpha and the Omega

Tornano, a distanza di sette anni dal precedente lavoro, i Christian Death, capitanati da Valor Kand e Maitri, e se per i soliti lamentosi della vecchia noiosa diatriba sul nome la cosa non ha rilevanza, per molti altri invece l’attesa era davvero alta.

Dopo la chiusura della fase più tendente al metal con American Inquisition, già con il precedente The Root of All Evilution, per il duo a capo della deathrock band americana da ormai più di trent’anni i suoni erano tornati a essere prevalentemente cristallini e figli di quello stile che i Nostri hanno plasmato nel corso di quattro decenni di carriera complessiva, di cui solo i primi due senza Kand. Così per dire.

Questo punto di arrivo (o nuovo punto di partenza) denota che – dopo molti anni di tentativi di compiacere in qualche modo parte del pubblico – Valor e Maitri hanno cominciato a fregarsene, preferendo scrivere musica principalmente per se stessi, seppur con dei messaggi ben chiari rivolti al pubblico e testi sempre scomodi. Per il resto, entrambe le interpretazioni vocali sono ottime, probabilmente tra le migliori di sempre, e le sfumature dovute all’avanzare dell’età le hanno rese ancora più interessanti.

Come da tradizione il disco non è un insieme di brani sparati a caso, ma un vero e proprio corpo di lavoro unico, che va gustato e assimilato nella sua interezza. Non ci sono né highlightfiller, motivo per cui la scelta non poteva che ricadere sull’affascinante opener, che con i suoi diversi livelli espressivi (dall’introduzione orchestrale/intimista alla rabbia graffiante del ritornello) setta il mood che accompagna tutto l’album.

Amati oppure odiati, i Christian Death continuano a fare di testa loro, a volte anche senza considerare minimamente quello che potrebbe far “vendere” o meno. I due recentissimi esempi più palesi sono la voluta esclusione dall’album della splendida cover di Quicksand di David Bowie (pubblicata gratuitamente a inizio anno come regalo per i fan) – che avrebbe strizzato l’occhio a una fascia di ascoltatori sicuramente più ampia – e il decidere di sfruttare lo slot nel neonato festival alternativo più grosso d’America (il Cruel World Fest), non per riproporre le hit del passato, bensì suonando esclusivamente il nuovo album per intero.

Questa integrità artistica – tenendo conto anche del quantitativo infinito di polemiche sterili di cui sopra ai quali sono stati sottoposti negli anni – non può che fare onore a una delle formazioni più controverse (ma nondimeno vere) della scena goth.

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