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Project Gemini: The Children of Scorpio
Quella casa nella brughiera

Project Gemini
The Children of Scorpio

Vi va un po’ di cinedelia?

Dietro la sigla Project Gemini si nasconde Paul Osborne, redattore della rivista inglese Shindig! – si sente eccome – che, da tre anni, ha trovato una bella maniera per incanalare la sua profonda passione per colonne sonore, library music, rock acido e funk psichedelico. Tutta roba buonissima e amalgamata concettualmente dall’idea di “visivo” e da una visione espansa della materia sonora, vista come una musica da seguire con gli occhi della mente, come espone in modo assai eloquente la traccia omonima che ha anticipato un album per Mr. Bongo.

Stenti a credere che The Children of Scorpio sia rimasta nel cassetto sotto forma di demo per una dozzina di anni, in probabile attesa del momento giusto. Alla fine il momento è arrivato ed ecco un babà farcito con creme di compositori italiani che guarda agli insegnamenti di David Axelrod. Saldando eclettismo, preparazione e la capacità di farsi ricordare con appropriati ganci melodici, Paul è assistito da un quintetto in cui spiccano il chitarrista Barry Cadogan (Little Barrie) e Paul Isherwood dei Soundcarriers.

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Non manca nulla, qui, dalle atmosfere immerse in un sintomatico mistero al groove solido, ipnotico e flessuoso che si dichiara palesemente devoto ai Can mentre cita gli Stereolab, dai tocchi di psichedelia agli esotismi assortiti tipici di Heliocentrics e Vanishing Twin, dagli sprazzi onirici al gusto retrofuturista e all’approccio hauntologico che fungono da puntuale armatura estetica. Artigianato di classe e sapienza come ai Kula Shaker non è mai riuscito per manifesta inferiorità, The Children of Scorpio è gradevolissima cinedelia per tutte le stagioni, pronta per essere campionata da qualche produttore post-hip hop nel 2040. Scommettiamo?

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