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Una volta alla settimana compiliamo una playlist di tracce che (secondo noi) vale davvero la pena sentire, scelte tra tutte le novità in uscita.

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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.

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Lady Gaga: Hold My Hand
Sempre morigerata

Gaga at the end of the (Top) Gun.

La legge di Murphy è sempre in agguato. Non importa quante volte venga posticipata l’uscita di un disco, un libro o un film: quando succederà sarà sempre il momento meno opportuno.

Difficile bissare il top raggiunto con gli Slayer che involontariamente l’11 settembre 2001 diedero alle stampe un disco dal titolo God Hates Us All, ma diciamo che dopo il COVID e complicazioni varie l’uscita di un sequel come quello per Top Gun (qui sottotitolato Maverick) non poteva essere meno azzeccata, soprattutto tenendo conto della situazione attuale (non diversa da altre epoche invero, ma stavolta con un’esposizione mediatica assoluta e un’opinione pubblica molto coinvolta). Ma tant’è, il dado è tratto.

La trama del film e la sua utilità le lasciamo ai critici cinematografici, ma se è vero che per mille motivi la colonna sonora originale del 1986 è diventata un pezzo da museo del pop anni ‘80 (soprattutto grazie al pezzone strappamutande dei Berlin, Take My Breath Away) l’attesa per il lato musicale di questo nuovo capitolo era sicuramente alta.

Oltre al ripescaggio della tamarrissima Danger Zone di Kenny Loggins, nel film, infatti, c’è spazio anche per un nuovo brano di Lady Gaga scritto ad hoc. E anche in questo caso si può parlare di sequel: Hold My Hand infatti è il seguito ideale della traccia trainante dell’originale, di cui ricalca l’epicità e il romanticismo – seppur riveduto e corretto secondo gli stilemi odierni. A prescindere dall’arrangiamento volutamente pomposo e ruffiano, a colpire è la sempre splendida voce della Germanotta, una delle poche artiste del pop mainstream odierno a poter essere definite davvero “cantanti”, capaci di replicare quanto fatto in studio anche dal vivo senza bisogno di nessun aiutino tecnico.

Certo, si fosse cimentata in qualcosa di più rock (con i Metallica era andata benone alla fine) la sorpresa sarebbe stata maggiore, ma se ballatona deve essere, meglio cantata con tutti i crismi piuttosto che filtrata attraverso duemila autotune. Preparate i fazzoletti.

Germanotta Lady Gaga 

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