Tracce 

Ogni giorno ti consigliamo un brano che vale davvero la pena sentire, tra tutte le novità in uscita. E siccome siamo on line dal 2016, puoi immaginare quanti ne abbiamo da suggerirti. Esplorare le playlist è un buon modo per ascoltarli tutti...

Storie 

A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.
ValeLumìnal: Liquid Lust Res
Vogue sotto acido
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Il lago dei cigni assassini.

Il cigno reale è uno degli animali più belli ed eleganti in natura: sinuoso e splendido nelle movenze, cattura senza sforzo lo sguardo di chiunque. A vederlo sembrerebbe un animale dolce e paradisiaco, ma nella realtà è tra le specie più violente e spietate al mondo. Ovvero: l’apparenza – (troppo) spesso – inganna, si sa.

Chiunque sia incappato via social su qualche scatto fatto a Valentina Dimmito (alias ValeLumìnal) avrà trovato una giovane e bella ragazza: un’esteta assoluta, efebica, trendy. Poi si scopre che la torinese non è una bambolina da esposizione, bensì una sound designer di tutto rispetto, una di quelle che sa come far funzionare Pro Tools e macchinari vari come si deve. E che, tra i mille progetti, fa anche musica propria.

È qui che l’immagine trae in inganno. Ci si aspetterebbe qualcosa di pop, easy, un ottimo sottofondo chillout per una sfilata di moda o un aperitivo esclusivo. Niente di più sbagliato.

Liquid Lust Res è un vortice sonico figlio della sperimentazione industrial/elettronica più iconoclasta, dieci minuti ipnotici e disturbanti in uno stream of consciousness sonoro a senso unico, che si espande, pulsante, senza soluzione di continuità, lasciando annichiliti gli ascoltatori meno avvezzi ed emozionando gli amanti delle zone più remote della musica. Un lavoro che dimostra un talento non comune nella manipolazione del suono, qui mai a casaccio: Valentina riesce a dosare sapientemente gli spessori, lasciando gli spazi necessari, facendo scorrere il tutto in maniera fluida e senza sfociare nel caos, come fosse un Pollock in tacco 12 in equilibrio perfetto sui bit. Di nuovo: mai fidarsi delle apparenze.

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