Tracce 

Ogni giorno ti consigliamo un brano che vale davvero la pena sentire, tra tutte le novità in uscita. E siccome siamo on line dal 2016, puoi immaginare quanti ne abbiamo da suggerirti. Esplorare le playlist è un buon modo per ascoltarli tutti...

Storie 

A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.
Horace Andy : Safe from Harm
Il saggio dell'isola
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Un classico è sempre un classico. Un cerchio è un cerchio solo se chiuso bene.

Quando chiudi un cerchio con intelligenza, stile e passione, sulla pelle scorre un brivido particolare. Come se fosse sul punto di annunciarsi suonando un campanello fisico, la rivelazione passa prima dallo stato materiale e poi si apre nella mente e nell’anima. Ecco: per il suo ritorno, la leggendaria allodola giamaicana Horace Andy ci mette la seconda, mentre il dub mixologist Adrian Sherwood – che per una vita ha atteso di collaborare con uno dei suoi idoli – lavora con cura e sapienza attorno alla prima. A un certo punto le parti si scambiano, ed è esattamente quello il momento in cui tutto quadra.

Quadra che la pubblicazione dell’album Midnight Rocker spetti alla On-U Sound di Adrian, e quadra che a presentarcelo sia una cover dei Massive Attack. Loro a ospitare nell’epocale Blue Lines la voce insieme serica e uggiosa dell’allora quarantenne Andy e a dimostrare con parole e fatti l’ammirazione e il debito ispirativo verso Sherwood. Ragion per cui scrivi “chiusure”, ma a ben ascoltare si tratta di porte su mondi paralleli: questa Safe from Harm – meno nervosa rispetto all’originale, altrettanto calda – saltella con decisa levità tra un reggae di matrice roots e soffici brume albioniche, portando con sé venti di Giamaica e il gusto per l’innovazione che da sempre rappresenta la filosofia On-U Sound.

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Canzone che tre decenni dopo risulta ancor più immane, ostenta una conclamata classicità senza tempo intessuta di “radici” vive e pulsanti, attraversate in orizzontale da riverberi e stridori, da malinconia e apprensione. Nessun revival, insomma, tanto meno in un’epoca nella quale la salvezza dal dolore è un gesto quotidiano e la musica, meglio che può, cura le ferite del corpo, dell’anima, della mente. Del resto, l’allodola saluta l’alba, cantando ogni giorno al sorgere del sole. Cerchio chiuso come meglio non si potrebbe.

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