Tracce 

Ogni giorno ti consigliamo un brano che vale davvero la pena sentire, tra tutte le novità in uscita. E siccome siamo on line dal 2016, puoi immaginare quanti ne abbiamo da suggerirti. Esplorare le playlist è un buon modo per ascoltarli tutti...

Storie 

A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.
Florence + The Machine: Free
«Pronto? Sono la tua ansia. Dovresti smetterla con tutti quei caffè.»
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La febbre del subito sera.

Una cantautrice della madonna, con una voce della madonna. Sì, ok, questo lo sappiamo. Ma, alla fine della fiera, chi è davvero Florence Welch? Senza girarci troppo intorno, è niente altro che la sorella maggiore che hai sempre voluto: abbastanza ribelle da desiderarla come complice nelle tue cospirazioni adolescenziali, ma mai troppo sbroccata per smettere di essere un’ispirazione e cadere dal piedistallo sul quale l’hai messa in tempi non sospetti.

Nel corso di una carriera fatta di soli alti, costantemente sopra la media, ti ha messo in guardia – per esperienza diretta – sui minimi dettagli di ogni possibile disagio. Ha ricordato senza troppa nostalgia tutte le cazzate che ha fatto con l’MDMA, confessato antichi disordini alimentari e si è pure scusata per quella volta che ti ha rovinato la festa di compleanno. O forse era la festa di qualcun altro? Comunque, chi se ne frega, tanto la perdoni in ogni caso, no? Dopotutto è sempre la tua bellissima sorellona. Figa come nessun altro.

Il problema è che le confidenze sono, per loro natura, imperfette e invece, per lei, qualunque intimità – espressa con quella voce che si ritrova – suona performativa, rifinita, impeccabile. A rendere ancora già complicata la credibilità della cosa, aggiungiamo il fatto che il mito del genio dilaniato dentro ormai ha monopolizzato la storia della musica da qualche centinaio di anni e l’idea che un’arte significativa possa venire solo da anime sofferte e sofferenti probabilmente sopravviverà alla musica stessa. 

Deve essere per questo allora che oggi chiude fuori dalla vostra vecchia cameretta con il letto a castello l’ingombrante spettro di Kate Bush (da sempre simbolo di inarrivabili grida verso l’emancipazione di un cuore di femmina abbandonato e spezzato), lasciandolo un attimo a debita distanza dai tuoi timpani indifesi, e prova a farsi ambasciatrice di gioia, liberazione e ballo sfrenato.

Va da sé che la liberazione di cui si parla è in realtà quella da certi problemi di salute mentale (e visto il periodo perché perdere l’occasione un po’ paracula di dedicare il tutto comunque anche «ai nostri amici ucraini»?) e i compagni di danza gli infermieri del manicomio, ma sempre di inaspettato ottimismo stiamo parlando.

Free è un perfetto incrocio tra folk robusto da festa di paese ed electropop da dancefloor raffinato. Mette da parte per una volta i tecnicismi dell’ugola in favore di un’urgenza più punk (prendete il termine con le dovute pinze) nella speranza che arrivi sì la notte ma solo per accendere finalmente la strobo, tiene il battito al massimo grazie a una batteria che sembra più una drum-machine quasi kraut, eppure non rinuncia in sottofondo a svisate di violino nemmeno troppo nascoste, che fanno improvvisamente ricordare che un tempo, per qualche secondo, sono esisiti anche i Corrs.

Il video (diretto, come tutti quelli dei singoli estratti dall’imminente Dance Fever – un album, un titolo, un programma – da Autumn de Wilde) è – manco a dirlo – una meravigliosa coreografia a firma Ryan Heffington. Vede come protagonisti Florence nei panni di se stessa e Bill Nighy (il Davy Jones dei Pirati dei Caraibi, ma senza la barba fatta di tentacoli) in quelli dei suoi attacchi di panico.

Certo, siamo ancora abbastanza lontani da un concetto di “less is more” che probabilmente mai apparterrà alla Welch, ma il quadro complessivo mette stranamente di buon umore e la cosa (oltre che centrare in pieno l’obiettivo di partenza) è tutto meno che un difetto.

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