Tracce 

Ogni giorno ti consigliamo un brano che vale davvero la pena sentire, tra tutte le novità in uscita. E siccome siamo on line dal 2016, puoi immaginare quanti ne abbiamo da suggerirti. Esplorare le playlist è un buon modo per ascoltarli tutti...

Storie 

A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.
Built to Spill: Gonna Loose
Nati per annusare, più che per versare
↤ Tracce

Diffidate delle imitazioni.

Built to Spill
Gonna Loose

Primavera di ritorni eccellenti e almeno da questo punto di vista possiamo dirci felici. In tempi grami e bui, basta l’attesa di un nuovo album dei Built to Spill – anche se uscirà a settembre: la vita è breve, talvolta bella – per sentirsi un po’ rinfrancati. Del resto, il passo con il quale a un certo punto della carriera (all’incirca, dal bellissimo You in Reverse in avanti) Doug Martsch e soci hanno preso a pubblicare, ricorda le visite di quei carissimi amici che, per un motivo o per l’altro, incontri di rado però senti ogni giorno.

Sono quelli che si meritano la nostra stima e soprattutto amore senza riserve: nel caso specifico, per non aver mai sbagliato un disco e per come hanno gestito una carriera che li ha visti allargare progressivamente il bacino d’utenza, fino ad accasarsi presso una major (nel frattempo abbandonata) senza rompersi le ossa né tanto meno svilirsi. Così Martsch ha dimostrato che il guitar hero in chiave indie non è un controsenso e che è splendido maturare come autori tramite canzoni poggiate sulle emozioni.

↦ Leggi anche:
Dinosaur Jr.: Hold Unknown
Built to Spill: Life in Vain
Parquet Courts: Black Widow Spider
Kim Gordon & J Mascis: Abstract Blues
I Silver Jews tra imperfezione ed eterno ritardo
Pavement: la Generazione X va in paradiso

Una garanzia, i Built to Spill, sia dal vivo che in studio: colà li avevamo lasciati sette anni or sono con la nota alta Untethered Moon e, più di recente, alle prese con pagine estratte dal repertorio dell’amico Daniel Johnston in un vibrante album tributo.

Magari è suggestione, eppure qualcosa della dolce svagatezza di Daniel trapela da Gonna Loose, pallottola dorata dal piglio più garagista del solito e la ruggine chitarristica che esonda, benvenuta e inarrestabile, sopra una cantilena favolosamente appiccicosa. Sì, lo sappiamo: è il “solito” stile che in un alveo di malinconia impasta Pavement, Dinosaur Jr. e il Neil Young elettrico. Sì, lo sappiamo: nessuno lo fa così bene. Diffidate delle imitazioni.

Se ti è piaciuta questa traccia, questa recensione o entrambe, perchè non condividere sui social?

 

Questa traccia è anche presente nelle seguenti playlist:

Editor's pick  Rock  May 2022  
Un grazie a chi ci sostiene!
Humans vs Robots parla di musica dal 2016, e cerca di farlo bene. E lo possiamo fare grazie a chi ci sostiene abbonandosi, e garantendo che articoli come questo possano essere letti da tutti.
.