Tracce 

Ogni giorno ti consigliamo un brano che vale davvero la pena sentire, tra tutte le novità in uscita. E siccome siamo on line dal 2016, puoi immaginare quanti ne abbiamo da suggerirti. Esplorare le playlist è un buon modo per ascoltarli tutti...

Storie 

A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.
Watain: The Howling
Sto per scattare, sorridete!
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L’attesa sta per finire, i maestri della cattiveria tornano dopo quattro anni di oscurità e qualche split.

C’è qualcosa di straordinario in certe band. In apparenza praticano lo stesso genere di mille altre e in fondo, nella loro storia, magari non hanno neanche inventato nulla, però hanno una marcia differente e per quanto si tenti di liquidarle nel grande marasma di epigoni e imitatori stanchi, riemergono sempre con una prepotenza irrefrenabile e di livello superiore. I Watain sono l’esempio giusto a riguardo.

La musica black metal in fondo non ha grandi pretese. Si tratta di vomitare sul pubblico una mistura di bile, paganesimo mal digerito e un infame bolo nazi-oriented, farlo su una base suonata in modo incerto, esasperando quei quattro riff già abusati e ammantando il tutto di una produzione lo-fi che fa “trve” ma il più delle volte serve solo a parare le evidenti magagne tecniche e creative.

I Watain non sono i salvatori della “patria inferi”, si atteggiano a cattivoni contro-umani come gli altri, però hanno una capacità di farlo più personale e schietta. The Howling è un brano variegato alla salsa di petrolio, con fraseggi pustolari e lamentevoli bestemmie, confezionato in un videoclip minimale e sgranocchiato dalle intemperie.

Il tutto fatto da gente che non crede si debba cambiare discorso, ma dirlo in modo sempre energico e livoroso, strapazzando i poveri cuoricini persi nelle tenebre e rivoltando le viscere del metal in cerca di qualche vecchia chiave sotterranea. Il brano giusto per salutare la primavera, al prossimo chiar di luna.

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