Walkman, birre sgasate e bigliettini d’amore.
I revival ci seppelliranno. Quel ciclo continuo in cui il passato ritorna inesorabile fingendosi nuovo, entusiasmando parte degli adolescenti e facendo alzare il sopracciglio agli snob attempati con la tessera del “questo l’ho già sentito 30 anni fa”. Inutile far finta di niente, la storia (nel bene e nel male) si ripete, cambiano solo i tool disponibili al momento, ma per il resto è tutto un cercare di mettere in fila le note cercando di farle suonare bene.
Come negli anni ‘90, quando MTV aveva il monopolio dei pomeriggi adolescenziali (prima che Internet gli sparasse a bruciapelo alle spalle), il mood fluttuava tra il grunge, il pop-punk e l’indie e tutto sembrava comunque importante nonostante la malcelata leggerezza di fondo.
Il giovanissimo duo dei Raue ha sbagliato decennio, o forse no. Sta di fatto che Come Around profuma maledettamente di felpe con il cappuccio tirato su a nascondere tinte improbabili homemade, maniche troppo lunghe con i fori per i pollici sui polsini, jeans che non facevano vedere troppo le forme a posarsi su un paio di Noose. Odora di sigarette spente a metà nei bagni della scuola, di Beavis & Butthead e Alternative Nation, di C-90 decorate nei modi più improbabili passate sottobanco come piccoli tesori e di amori tormentati e totalizzanti fatti di sguardi cerchiati da matite nere incerte che si trasformano in baci talmente peculiari che solo il tempo insegna essere innocenti e puri più che maliziosi. Ma erano, appunto, gli anni ‘90.
Ora TikTok ha sostituito le Smemorande e i bigliettini con scritto “I love you” sono stati mandati in pensione dai like su Instagram, mentre per conoscere qualcuno si preferisce Tinder piuttosto che una festa di compleanno.
Ma la musica resta, e Come Around gira che è un piacere: strofa pop leggermente malinconica, ritornello memorabile, stacco centrale riflessivo a effetto, chitarre intrecciate, batteria semplice ma fantasiosa, voce acerba e romantica come lo smalto mangiato dalle unghie. Una potenziale hit, un quarto di secolo fa, ma che anche oggi riscuote parecchi consensi.
L’unico dubbio che rimane (ma vale per molte cose) è dove sia finito lo scarto generazionale, dato che ste cose dovrebbero piacere al massimo ai neopatentati, non risultare gradevoli anche a mamma e papà. Che però ora non sono più “i genitori”, ma degli “amici più grandi”, quindi vabbè… poco male. Il vero disastro sarà quando tra vent’anni la trap verrà ripescata come un capo cool vintage imperdibile. Fosse anche solo per quello, di band come i Raue non ce ne saranno mai abbastanza.