Tracce 

Ogni giorno ti consigliamo un brano che vale davvero la pena sentire, tra tutte le novità in uscita. E siccome siamo on line dal 2016, puoi immaginare quanti ne abbiamo da suggerirti. Esplorare le playlist è un buon modo per ascoltarli tutti...

Storie 

A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.
Shape of Despair: Forfeit
Metallari nella nebbia
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Una danza nel regno delle tenebre e del dolore, in punta di piedi.

Immaginate di perdervi in una strada di montagna, con la nebbia, l’umidità che vi taglia la gola e un senso d’angoscia che sale dallo stomaco fino agli occhi. State piangendo, vi sentite soli e vi domandate perché siate così vergognosamente turbati. Il posto in auto vicino a voi è vuoto. Fino a qualche anno fa c’era una donna che sedeva sempre al vostro fianco. Ora vi avrebbe dato la colpa di tutto, accusandovi di immaturità, di non cambiare mai, di essere testardi. Quella donna non c’è più. Alla fine ha capito che davvero non sareste mai cresciuti e ha rinunciato ad attendere un miracolo. E ora, povera lei, non può assistere al fenomeno insperato del vostro cambiamento. Come vecchie montagne erose dai millenni, anche voi piangete e chiedete scusa al cielo, alla nebbia, al posto vuoto accanto. Chiedete scusa a tutto.

Ecco più o meno come potrebbe farvi sentire Forfait degli Shape of Despair.

C’è una forma di metallo, quella più nota, che tenta di evocare la vostra rabbia, la voglia di ribellione, di reazione. Ma è la forma canonica. Negli anni sono state individuate molte altre vie emotive che il metal ha saputo attaccare e nutrire. Questo degli Shape of Despair è un esempio di come un paio di accordi, una voce cavernosa e quella di una donna sospirante da qualche parte nel mattino dei morti siano capaci di intrufolarsi nelle maglie della vostra solitudine più pregiata e irrinunciabile per tramutarla in suoni, grugniti e nenie soprane.

Forfait è lunga otto minuti, monotona, lenta, inesorabile, come una valanga che comodamente scivola addosso alla vostra casa, la vostra auto e la vostra vita. Provate a chiudere gli occhi e rimanete aggrappati alla chitarra, che, come il nerboruto braccio di un alpinista, sale e sale circolarmente verso i vostri stessi sogni più piagati. Una volta raggiunte certe altezze potete cadere o tentare di volare. E forse la paura di morire vi aiuterà a comprendere cosa prova un uccellino che finalmente si stacca dal nido, prima di svanire oltre il suolo di una terra abbandonata, in un sentiero sbagliato, dentro un manto di foschia e umidi rimproveri.

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