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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.
Absent in Body: The Acres / The Ache
Un nuovo mostro post-metallaro
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Quando ti specchi nell’abisso, l’abisso si specchia in te.

Absent in Body
The Acres / The Ache

Se il cosiddetto post-metal (o “metal per hipster”, come da molti viene percepito) è diventato un po’ la scusa grazie a cui poter riportare in auge l’ultimo ventennio di musica estrema e sperimentale, è con sommo gaudio che spalanchiamo gli occhi (e le orecchie) a questa nuova creatura appena nata.

Gli Absent in Body sono un conglomerato multiforme composto da Scott Kelly (Neurosis), da Igor Cavalera (Sepultura) e da Colin H. Van Eeckhout e Mathieu J. Vandekerckhove (Amenra). Il tutto è esattamente come sembra e come dovrebbe essere, con la naturale maggiore vicinanza al sound post-metal monotonico e chiaroscurale degli Amenra, che infatti compongono il 50% della natura del monstrum. Urla demoniache che esprimono il malessere della società si appoggiano alla cadenza doom e si ritrovano vittima di quella psichedelia funerea che piace tanto alla gente del Roadburn Festival.

L’LP di debutto, Plague God, uscirà il 25 marzo tramite Relapse Records, ed è preceduto dal singolone The Acres/The Ache: una mistura ribollente e fangosa di otto minuti e mezzo, arricchita dal consueto video da acido malinconico in bianco e nero (molto nero, a dire la verità). Commenta Vandekerckhove: «Tutto è successo senza alcun compromesso, ci siamo trovati e abbiamo lasciato che l’ispirazione scorresse liberamente. Sono la bellezza e la forza di questo album».

Che sia la musica adatta al momento storico che stiamo vivendo è probabilmente un commento scontato, che però non va molto lontano dalla verità. Perché se da un lato è vero che, effettivamente, il doom sludge funereo è ormai in giro da un bel po’, altrettanto effettivamente, però, le parti qui in causa sono quelle che hanno contribuito a crearlo. Lo conferma Cavalera: «È fantastico collaborare con menti lungimiranti come Colin, Mathieu e Scott negli AIB. La musica è densa e lentamente brutale, molto simile ai tempi che corrono».

Beh, messa così non è molto rassicurante, ma – almeno musicalmente – ci si può trovare della catarsi.

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