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The Sixth Chamber: Jump into the Flames
La sciarpina rossa non guasta mai
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Le strade del doom sono (in?)finite.

The Sixth Chamber
Jump into the Flames

I Sixth Chamber si muovono nell’underground losangelino da più di vent’anni. Hanno all’attivo tre album e tra le loro fila sono passati musicisti di diversa provenienza, da Sevan Kand (Christian Death) ad Alan St.John (Alice Cooper, Iggy Pop) ma il deus ex machina rimane Rahne Pistor che, dopo un’adolescenza passata al servizio degli Undead (Bobby Steele, ex-Misfits) ha dedicato la sua vita a questo progetto.

Prendendo spunto da un passaggio tratto dal Matrimonio del cielo e dell’inferno di William Blake, il moniker è la punta dell’iceberg di un suono magmatico e pesante, tra venature psichedeliche e chiari rimandi ai classici del doom anni ‘70. Il tutto rinfrescato (si fa per dire) da una rilettura in chiave goth di un sound che ha fatto scuola, partendo dai Black Sabbath fino ai Candlemass.

Jump into the Flames è un vivido esempio del songwriting dei Sixth Chamber oggi: doom come unica religione attorno al quale si attorcigliano diverse sfumature in grado di rendere i brani non banali. Peculiare in questo caso l’utilizzo massiccio e ben calibrato del violino di Lilian Lu, vero protagonista di un pezzo schietto e con pochi fronzoli, dove il video a camera singola – che più lo-fi non si può – è il giusto compendio a un brano che ci ricorda quanto un certo tipo di fare musica sia ancora vivo e vegeto alla faccia di mode e trend.

Insomma, pane per inguaribili rockettari con un lato oscuro piuttosto sviluppato.

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