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Ogni giorno ti consigliamo un brano che vale davvero la pena sentire, tra tutte le novità in uscita. E siccome siamo on line dal 2016, puoi immaginare quanti ne abbiamo da suggerirti. Esplorare le playlist è un buon modo per ascoltarli tutti...

Storie 

A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.
Muse: Won't Stand Down
Blue blue electric blue
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Il nuovo tassello del mosaico Muse si tinge di blu elettrico.

Gli ingredienti ci sono tutti: un riff che strizza l’occhio a un certo metal con tanto di breakdown spaccaossa sul finale, ritornello epico in crescendo che esplode nel riff sopracitato, armonie dannatamente indovinate e mediterranee che dio solo sa come Matt riesce a rendere grandiose senza scadere nel neomelodico.

La classe dei Muse è sempre stata quella di prendere degli elementi molto diversi tra loro, portarli agli eccessi e, una volta fatto, tracciare una linea invisibile che mantenga il tutto in equilibrio. Questo gioco di prestigio, questo spingere l’acceleratore su barocchismi che evidenziano la grandeur della composizione – riuscendo sempre con staccate lunghissime a mantenere il controllo del pezzo senza che lo stesso si fracassi alla prima curva – è ciò che ha permesso al trio inglese di superare indenni più di vent’anni di musica dove mode e pubblico sono cambiate innumerevoli volte.

Il loro essere boombastici senza mai diventare stucchevoli, o – peggio ancora – una macchietta, è il marchio di fabbrica che in tutta la sua ormai prevedibilità fa sì che ogni uscita sia un piccolo capolavoro. E stavolta lo è sul serio: dopo la fase Simulation Theory – zeppa di soluzioni pop che andavano a ripescare negli anni ‘80 più facili a piene mani – i Nostri tornano a usare i distorsori piegandoli alle necessità del nuovo capitolo della loro carriera.

Won’t Stand Down è un assalto sonoro che nessuno si aspettava, come inaspettate sono le simbologie presenti sia sulla copertina del singolo che nello splendido e a tratti drammatico videoclip che lo accompagna. Secondo molti potrebbe essere che i Muse stiano facendo l’occhiolino al passato, ma è un errore: non avrebbero mai potuto partorire un singolo simile nel 2001, per esempio. Le armi si sono affilate e i nostri ormai sanno come tagliare la carne senza far scivolare nemmeno un goccio di sangue, efficaci e letali senza se e senza ma.

Produzione eccellente (roba così registrata male perde la metà della sua forza) ed esecuzione impeccabile fanno il resto: con un antipasto del genere c’è da scommettere che il nuovo album sarà uno di quelli da battere, nel rock 2022.

Muse 

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